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13 reasons why non mi è piaciuto 13 reasons why

Partiamo dal fatto che avevo intitolato questo post "Un po' di *reasons why* non mi è piaciuto 13 reasons why" perché non credevo di riuscire ad arrivare a 13, ma evidentemente avevo sottostimato la mia capacità di criticare.

Ho guardato questa serie tv nuovissima, uscita da credo meno di un mese, lasciando da parte sia la mia to-watch-list di cose nuove sia l'elenco delle cose che ho lasciato indietro e che devo recuperare. Perché? Perché tutti ne parlavano e ne parlavano bene, erano tutti sconvolti, dicevano che non riuscivano ad andare avanti perché troppo colpiti e perché era troppo forte. 
Dai commenti sembrava seriamente la serie dell'anno, a detta di tutti così realista da far stare male.

Trama (avviso spoiler da qui in poi): una ragazzina di 17 anni vittima di bullismo si suicida, e lascia 13 audiocassette in cui spiega uno per uno i motivi per cui l'ha fatto.
  1. La vittima principale del bullismo è una figa. Ora io non voglio dire che i belli non possono soffrire, ma se guardiamo anche tutti gli altri personaggi che si trovano a subire maltrattamenti, non ci siamo proprio. 
  2. Hannah, la protagonista vittima principale del bullismo reagisce, risponde, manda a fanculo i suoi carnefici. Ma quando mai? 
  3. Hannah ha un sacco di amici, un ragazzo che la ama, due bravi genitori che si amano tra loro. Certo, gli amici vanno e vengono per via di vari litigi/tradimenti/bugie, ma c'è sempre qualcuno, lei non è mai davvero sola. Un ragazzo che ti ama non è sufficiente a superare le terribili dicerie secondo cui il tuo culo è il più bello della scuola?
  4. Incoerenze. Per esempio, Clay parlando con Tony sopra la collina dice di non aver mai visto un morto, nella puntata dopo si scopre che è stato lui a trovare Jeff dopo l'incidente. 
  5. Le motivazioni del suicidio non sono credibili: essere eletta il culo più bello della scuola, l'essere chiamata troia per colpa di un ragazzo a cui non hai voluto darla. Ma soprattutto "Vattene non ti voglio più vedere vattene vattene sparisci dalla mia vista" e dopo 5 secondi "Oooh no, ma perché te ne sei andato non dovevi andare".
  6. Personaggi di contorno improbabili 1: il consulente scolastico è un coglione con la faccia da cazzo. Ho guardato 12 puntate convinta che ci sarebbe stato il colpo di scena a rivelare che lui era coinvolto in qualche modo. 
  7. Personaggi di contorno improbabili 2: i genitori sono completamente irrilevanti, non sanno niente dei figli, accettano risposte palesemente vaghe che se un genitore *vero* si sente dire certe cose ti prende a sberle per 6 anni.
  8. I ragazzini a 16 anni sono stupidi, non hanno questa profondità di pensiero né tutta questa abilità strategica, almeno per il 99% dei casi. 
  9. Attori di 25 anni che interpretano adolescenti. SI. VEDE. 
  10. 55-60 minuti per una puntata sono troppi e soprattutto in questo caso non necessari. Nemmeno Lost pieno zeppo di casini da tradurre aveva puntate tanto lunghe. 
  11. L'avanguardia degli espedienti usati per distinguere passato e presente: i colori caldi per i flash back e freddi per il ritorno alla realtà, il taglio perennemente sanguinante di Clay, che ok che quando ti fai male un dito guarda caso continui a sbattere sempre quello, ma così è un po' troppo.
  12. Il finale è aperto ma non del tutto, non pretendo che mi si prenda per mano e mi si porti a vedere personaggio per personaggio cosa succede alla fine. Quello che si intuisce è sufficiente e anche se non sappiamo se Bryce verrà punito, sappiamo almeno che la verità verrà a galla e per l'eroe della scuola è sufficiente. Non è chiaro cosa succede ad Alex: si è ammazzato da solo? E nel caso perché? L'ha ucciso il fotografo stalker? Oppure il fotografo stalker voleva uccidere tutti tranne lui ma guarda caso Alex si ammazza da solo prima?

Mi sembra sostanzialmente una bella occasione sprecata, l'idea che sta alla base è bella e poteva essere sviluppata in modo molto più intelligente, realistico e di impatto. Anche se questa è la mia opinione che evidentemente, leggendo i commenti non è l'opinione di tutti. Soprattutto dei più giovani, e forse va bene così. 
Dicono, però, che il libro sia leggermente diverso (migliore, ovviamente).
Fermi tutti, vuol dire che sono vecchia?

      13. MA CHE COS'È IL LIQUORE AL MALTO?


Quello che credo di pensare del femminismo

Inizio a scrivere senza sapere dove andare a parare, è un discorso troppo ampio e difficile e ho paura di dire qualsiasi cosa per fare una brutta figura o essere giudicata male, in più non so bene cosa penso, secondo me hanno ragione tutti e in particolare l'ultimo che parla, oh sì, l'ultimo ha sempre ragione perché è quello che mi ricordo meglio.

Non credo di essere femminista, ma non ho nemmeno ben chiaro cosa voglia dire il termine. Gugoliamo? Gugoliamo.

L'autorevolissima fonte Wikipedia ci dice che:
Con il termine femminismo, generalmente, si può indicare:
  • la posizione o atteggiamento di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate;
  • la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l'identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona;
  • il movimento politico, culturale e sociale, nato storicamente durante l'Ottocento, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che - in vari modi - si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.
Ok, allora sono femminista, ma non dovremo esserlo tutti? Non è come dire "sono contro l'omicidio degli essere umani"? Non mi pare esista una parola per questo però certo, esiste la parola femminismo in contrapposizione alla parola maschilismo. Ok, fin qua ci siamo.
Sì tratta di temi però molto importanti: il diritto di voto che c'è da così poco, le disparità sul mondo del lavoro, sentirsi chiedere se hai intenzione di fare figli durante un colloquio di lavoro è una cosa che fa incazzare, anche se capisci le logiche che ci stanno dietro. Sono questioni così importanti, tanto importanti, che quando si tira fuori il femminismo a proposito delle foto di nudo di Emily Ratashfdsajkdlfkosky io non capisco, il mio cervello non ci arriva.

Ho visto i titoli dei giornali americani entusiasti della foto del culo di Justin Bieber e nessuno gridare allo scandalo, ho visto femmine indignarsi della mancata indignazione nei confronti di Justin Bieber nudo, mentre negli stessi giorni tutti a criticare la Kardashian che si fa la foto nuda e per protesta la Rataahdhfoiashfoidahsky, appunto, si fa le foto nude pure lei.

Penso che ogni persona uomo/donna abbia il diritto di mostrare il proprio corpo in ogni momento se si sente di farlo? Sì.
Penso che una persona che fa questo debba essere considerata meno intelligente di un altra? No.
Sono invidiosa del suo corpo? Ovvio.
Penso che le critiche siano tutte mosse da invidia? No.
Penso che se tutte avessimo il fisico di Emrata staremo anche noi tutto il tempo a fotografarci nude? No.

Tutte le lotte fatte in passato, tutto quello che le donne hanno vissuto e sofferto serve a dare la libertà a tutte di mostrare il proprio corpo nudo liberamente? Sì, anche, dato che ci sono donne al mondo che devono vivere completamente coperte e con una retina davanti agli occhi.
Nonostante questo, nonostante tutto, io questo non lo capisco.

Poi ce la facciamo a fare una call?

Ho provato a mandare una mail ma mi è arrivato l’out of office. Michela per favore vai al meeting e poi fammi un report così brieffo il mio team. No perché io devo fare il phase-out della merce e se non riesco ad avere l’update del work in progess mi restano troppe cose TBD. Io te lo giro FYI, ma l’account mi ha detto che punta molto sul team working quindi dobbiamo discutere su un know-how che ci permetta di avere una vision globale e di esercitare le best practice. Fondamentale è il goal che deve massimizzare i revenues, lasciamo l’assignment in stand-by così ci possiamo pensare e poi facciamo un bel brainstorming.
Ma come stiamo performando? A che livello di engagement siamo? Datemi feed-back.

Quel giorno che ho perso l'uso delle braccia

Mi sento di denunciare questo mondo dell’internet bugiardo.

Le ho viste quelle foto before-after con le signorinelle più o meno traccagnotte nel before e la versione asciutta, tonica, MAGRA nell’after. Li ho letti i testi motivazionali di supporto pieni di “sì ce la puoi fare anche tu!” per non parlare dell'entusiasmo delle adepte che sembra un po' quello dei partecipanti a una setta in overdose di punti esclamativi "È bellissimo! Mi diverto un sacco! Mi sfogo! Mi ha cambiato la vita!".
E ti ho vista Kayla, maledetta Kayla, mentre fai le flessioni con quell’espressione rilassata e sorridente.

Quello che non ho mai letto è il codice pantone della tonalità di fucsia che assumi dopo il work-out. Il numero di ore, sì ORE, in cui quel color fucsia rimane sulla tua faccia. Tutte quelle volte in cui ti ritrovi seduta sul divano a guardare un programma che non ti piace perché il telecomando è lontano e no, non ti alzi, non sei in grado di ripetere quel movimento così simile allo squat. I consigli per non morire giù per un fosso quando dopo l'arm workout devi guidare ma le braccia non funzionano, hanno un fuso orario di un paio di secondi col cervello e rispondono in modo strano agli stimoli. Le tecniche migliori per lavarsi i capelli senza usare le mani perché no, le braccia non le vuoi alzare. Il numero di bestemmie tirate quando ti viene da tossire o starnutire e mannaggia agli addominali bassi alti orizzontali verticali obliqui e rovesci e perpendicolari. 

Ho fatto la prima settimana, poi ho lasciato perdere. Ho fatto la prima e la seconda settimana, ho lasciato perdere di nuovo. Poi scorrendo facebook ho visto delle foto di before-after che mi hanno fatto tornare la voglia, ho pensato dai, è solo mezz'ora tre volte la settimane ho riprovato una terza volta. Sì, ho mollato di nuovo e sono andata a correre.

Ah, la spontaneità di instagram.

Quante volte succede che stai camminando e improvvisamente ti stoppi come se avessi sbattuto il muso su una porta a vetri, sensazione conosciuta perché inutile negare, tutti abbiamo sbattuto contro una porta a vetri almeno una volta nella vita. Io una volta ho anche sbattuto contro un cestino dell’immondizia, l’ho ribaltato e mi ci sono ritrovata a cavalcioni, ma questa è un’altra storia.

Dicevo, ti stoppi perché hai visto qualcosa: una Celine classic box nera in vetrina, un dilf che gioca con un bimbo piccolo, una pavlova ai frutti di bosco del diametro di mezzo metro, il bosco sull’argine riflesso sul fiume. Chi se ne frega dei boschi. Qualche anno fa a nessuno importava dei boschi, adesso tutti amiamo i boschi.

I tuoi occhi sono già impostati sul formato quadrato, nella testa fai le prove su dove posizionare il pelo dell’acqua: al centro della foto per un effetto simmetrico tra la parte sopra e il riflesso, più in basso per mostrare il cielo, più in alto per mostrare il riflesso. E se capovolgessi il tutto? Il filtro l’hai già applicato a prima vista per accentuare il verde-blu dell’acqua, hai già aumentato la luminosità per rendere più evidente il riflesso e ridotto l’esposizione perché l’effetto accecante è un no.

Il tempo di mettere in atto quello che hai già immaginato e puoi caricare la foto, ma prima c’è da valutare il posizionamento nella gallery: qual è l’ultima foto che hai pubblicato? Quali foto ci staranno vicine? I soggetti sono simili? Si abbina cromaticamente? Il soggetto è coerente con quello che pubblichi di solito?

Alla fine, prima o poi, pubblichi la foto. Subito, nel giro di pochi secondi, oppure dopo giorni, settimane, mesi che se n’è stata lì salvata nell’app senza degnarla di attenzione. Pubblichi e devi trovare un titolo decente e non ti viene in mente niente: c’è quel tuo amico che mette sempre il titolo di una canzone ma se lo fai tu è una copia, la poesiola è roba da zoccole decerebrate, puoi fare un commento simpatico purché non sia troppo simpatico da risultare forzato, non mettere un titolo è fuori discussione perché la foto va completata, ecco, se sei fortunato trovi un emoji di quello che c’è nella foto e la cavi con poco.

È finita dici, ti puoi rilassare. Seh, COME NO, adesso arriva la fase peggiore, quella del giudizio. Se sei convinto di aver fatto una bella foto, stai sicuro che la gente ti ignorerà e ti ritroverai a trovare mille scuse tipo l’orario di pubblicazione sbagliato o la didascalia o cose a caso. Se la foto ti sembra bruttina e anzi, continui a riguardarla pensando che è brutta e che non sta bene tra le altre ed è meglio cancellarla, quella è la foto che ti farà fare il record di like, quella è la foto che otterrà più like del tuo selfie migliore e ti porterà alla depressione.

Quindi se qualcuno mi vuole bene e non vuole che mi deprima  il mio profilo Instagram

Alla conquista di Tinder

La prima volta che ho scaricato Tinder non avevo neanche capito cos’era, ma tutti ne parlavano. Allora scarico, guardo, capisco in un attimo: è come un catalogo di uomini, vedi un paio di foto e puoi fare sì o no. Ovviamente sono solo curiosa di vederli quindi faccio no no no no no.

Poi non l’ho più badata, l’ho lasciata lì e l’ho cancellata in uno dei vari raptus di pulizie di primavera del telefono.

L’ho scaricata di nuovo qualche giorno fa, ma l’ho fatto per bene: ho impostato il raggio di km e l’età, ho caricato le mie foto migliori (e le più false) e ho iniziato a sfogliare.

No no no no no no no no – mamma mia che cessi

No no no no no no – guarda questo deficiente che fa lo sguardo sexy alla macchina fotografica, ma cosa fai, non è mica la pubblicità di Calvin Klein

No no no no no no no no no no no no – minchia quello era carino ma non si può tornare indietro, magari era la mia anima gemella, vabbè amen ormai è andato

No no no no – “mi piace sculacciare e dominare” ma AHAHAHAHAHAHAHAHAH ma Jamie Dornan de noantri vaffanculo va
No no no no no – la foto degli addominali? Veramente? Dovrebbe farmi voglia?

No no no no no no – oh, carino lui, magari faccio sì? E se faccio sì e ha fatto sì anche lui? E se mi scrive? Ma gli devo rispondere? E poi che si fa? No

No no no no no no – ma perché tutte le foto sono quelle dei fotografi delle discoteche? Quanti anni hai 17?

No no no no no – ehi, guarda questo: ha delle foto normali, ha i capelli ricciolini, dai, faccio sì, ma solo come esperimento sociale sia chiaro

Sì – “L’interesse è reciproco! Tu e Cristian avete espresso interesse l’uno per l’altra.” Sìììì ha fatto sì anche lui! Aiutoooo ha fatto sì anche lui! E adesso? E se mi scrive? Speriamo non mi scriva. Speriamo mi scriva. No meglio di no, tanto non ho il coraggio di rispondere

No no no no no no no – vabbè quello di prima caso unico, ho capito

No no no no no – cheppalle, mi sto annoiando

No no no no no no – vestito e ventriquattr’ore, ma ‘ndo vai business man dei poveri, ma tiretea manco

No no no no – ehi anche questo è carino, ci riprovo dai

Sì – “L’interesse è reciproco! Tu e Nicola avete espresso interesse l’uno per l’altra.” Mado’ che figata, 2/2 Mic vai che sei forte
No no no no no...

“Simone ti ha scritto un messaggio” – Ma come Simone ha scritto, ma cosa scrivi Simone e poi qual era Simone, ma chi ti ha dato il permesso? “Ciao!” E adesso che faccio? Ok la soluzione la so, fingersi morta.

Perché Benefit mi sta antipatico

Tutte le ragazze che conosco, tranne l’amica Chiara che però non ci legge (ciao Chiara), tutte le ragazze che conosco amano Benefit.

Amano i prodotti che a quanto pare sono di grande qualità, ho letto grandissimi elogi al magnifico correttore, forse il migliore del mondo che però io dall’alto della mia quindicennale esperienza in tema di correttori non ho mai provato. Il mascara They’re real ha grandi fan, molte lo considerano meglio di Lancome (tzé) e non parliamo neanche dei vari prodotti per le sopracciglia: mini mascara, matite, kit completi di tutto sono famosissimi, così come i Brow bar in cui pare ci sia gente miracolata dal dono di dio in grado di cambiarti i connotati a suon di pinzette.

Ma queste ragazze, queste stesse ragazze, loro non amano solo i prodotti, loro amano Il Packaging. Benefit è il re del packaging nel mondo della cosmesi, con i suoi colori pastello, le immagini vintage, il font così sempre piacevolmente retrò, i nomi dei prodotti particolari e simpatici. È inutile dire che è la prima cosa che viene in mente, per quanto i prodotti possano essere buoni, ti viene in mente una signorina con i capelli cotonati seduta su una vespa con gli occhiali da sole a cat-eye e il rossetto rosso.

Ecco.

A me sta tutto immensamente e forse immeritatamente antipatico.

I prodotti sono sicuramente buoni, non li conosco e anche se li conoscessi non ne so abbastanza di trucchi per giudicare.

Ma è tutto così tanto basato sull'immagine, così troppo basato sull’immagine l'Immagine l'IMMAGINE che CHEPPALLE io butterei tutto in mare per vedere se diventa rosa anche lui.

L’altro giorno succede che da un giorno all’altro finisco la terra, che è una cosa strana: la terra è una delle cose che compri e non finisce mai, magari arrivi a consumare il centro e poi ti stufi o la lasci marcire in un cassetto e te la dimentichi o la rompi. Invece io l’ho finita (dopo anni e anni e anni) e mi reco fiduciosa da Sephora in cerca di una “terra senza brillantini” (me l’ha detto l’Aluzza di dire così e io l’ho fatto perché l'Aluzza ne sa). La commessa si avvicina allo sgabiotto della roba Benefit, io spero che a un tratto devi il tragitto andando verso qualcos’altro ma niente, va proprio là. Mi mette questa terra addosso ed è bella, colore giusto, mi sta bene. E adesso? L’ho guardata negli occhi e le ho detto “Sì, bella, mi piace, ce n’è una uguale di un’altra marca che Benefit non mi piace?”. La signorina ride e si mette a girare per gli stand guardando e cercando nella marea di terre brillantinate e l’esito è “Sì, ci sono, c’è Chanel e c’è Guerlain”. Prezzo: il doppio.

E l’ho comprata signori. Ho comprato una terra che la guardo ed è brutta. Prima cosa che ho fatto è stato mandare una foto all’Aluzza. Ma si può fare una terra con una scatolina di un bordeaux brutto? Con sopra disegnati dei rami di bambù? Con i rami di bambù anche sui lati?
Ma solo dopo ho notato la cosa peggiore: la confezione è di cartoncino. Come i trucchi che davano in regalo su Top Girl. Come quelli finti delle bambine. Come quelli che trovi nell’uovo di pasqua. Cioè, anche la collezione base di Kiko è più curata. Perfino la nuova appena comunicata di H&M ha un bel packaging.

33.50 € per una scatolina di cartone.


11 utilissimi consigli per iniziare a correre

Come ormai saprete ormai da qualche tempo ho iniziato a correre, ne ho parlato in tutti i social e un sacco di persone tra i tantissimi che mi seguono hanno iniziato a chiedermi consigli, a scrivermi via mail e su facebook e su twitter per chiedermi di aiutarli. Ho perfino trovato dei murales sotto casa e vi prego amici, vi voglio bene, ma il vicino di sotto già scrive una volta al giorno nel gruppo whatsapp del condominio per lamentarsi, se dice qualcosa lo mando da voi.
Allora ho detto beh, ho un blog, ci faccio un post!

Collage di foto rigorosamente trovate su Pinterest

11 utilissimi consigli per iniziare a correre [perché Letterman ne fa 10 (cit.)]:
  1. Comprare un paio di scarpe, no le Superga non valgono, no le All stars neanche, no le Adidas Stan Smith nemmeno e tra l'altro erano brutte 15 anni fa e sono brutte adesso quindi dovreste proprio smettere. Decidete se volete essere team Adidas o team Nike e mi raccomando, una volta che avete deciso denigrate l'altro brand dicendo che sono brutte, che non sostengono bene il piede e non ammortizzano abbastanza. Oppure potete anche scegliere altre marche ma a vostro rischio e pericolo perché vi guarderanno storto.
  2. Le scarpe per correre si comprano nei negozi dove vendono scarpe sportive.
  3. Dovete comprate un reggiseno sportivo. Il reggiseno sportivo è indispensabile per reggere il seno, infatti per questo si chiama reggiseno. Ma soprattutto serve per farsi le foto allo specchio ed è ottimo se non siete di quelle zoccole che mostrano le tette sempre con didascalia "noia/occhiaie/ironia a caso" ma comunque volete mostrarvi e ricevere complimenti, perché alla fine mostra poco. Le foto vanno fatte prima di andare a correre (non dopo, che se avete corso vi si spettinano i capelli e siete sudate e fate un po' schifo)(se invece correte per finta solo per dire in giro che correte perché correre fa figo ve le potete fare anche dopo, tanto sarete perfette).
  4. Bisogna indossare indumenti comodi: collant, jeans skinny di quelli che li infili e poi saltisaltisaltisaltisalti finché riesci a far entrare le cosce, maglioni a collo alto in cashmere, la sottoveste quella comprata per fare la foto in controluce da mettere su pinterest, camicie in seta, gonnellone plissé, statement necklace, la giarrettiera può dare un po' fastidio così come il bustino coi laccetti e gli slip di pizzo, però se sapete che lungo il percorso incontrate qualche figo che vi interessa io un pensierino ce lo farei comunque.
  5. Vestirsi a seconda della stagione: in estate leggeri perché fa caldo, in inverno più coperti che fa freddo. Usate vestiti traspiranti perché suderete, quindi non arrotolatevi con il domopak.
  6. Trovate un percorso dove si possa correre tranquillamente: un parco, una pista ciclabile, anche una strada larga dove non rischiate che le macchine vi prendano sotto. Non andate a correre di sera col buio nei posti dove ci sono i drogati, oppure sì se siete interessati a fare shopping mentre riprendete fiato.
  7. Non dovete partire e correre subito velocissimi ma andare piano e un po' alla volta.
  8. Non correte all'indietro. Lo so che a volte si vedono tipo i calciatori che lo fanno durante l'allenamento ma state attenti che è pericoloso e vi capottate.
  9. Vi sarà utilissimo un cardiofrequenzimetro ma mi raccomando: non quello di Decathlon da 19.99 €, spendete almeno un 100-150 € per comprare una cosa seria di quelle che misurano il polso la pressione e anche il colesterolo e la glicemia, se poi non lo sapete usare e non avete idea di quale sia il battito che dovete mantenere durante la corsa chissene, farete un figurone davanti agli altri runner, sembrerete proprio dei professionisti.
  10. La musica è ottima per distrarvi e non pensare continuamente alla fatica, serve anche a dare la carica quindi scegliete qualcosa vi piace e che abbia ritmo e vi gasi un casino, quindi magavi evitiamo il genere Wagner e Rossini e magari anche Damien Rice e Jeff Buckley.
  11. Definitevi "runner" con chiunque, con gli amici, i genitori, la vicina di casa vecchia che vi chiede di aiutarla a portare la spesa "no signora non posso aiutarla a portare la spesa, sono un runner e non posso interrompere il ritmo".
Allora, tutti pronti a partire?
Se avete altre domande sono a disposizione!

Foto da fare se volete essere fighi su Instagram

Un mio personalissimo elenco delle Cose che hanno stancato su Instagram, stilato perché è ora di dire basta a questi profili tutti uguali con la gente che nei commenti chiede "che app hai usato? che filtro è?" per potre replicare l'ennesimo profilo ancora uguale.
Ho intitolato il post Foto da fare se volete essere fighi su Instagram perché è vero che vorrei farmi dei nemici dato che dai nemici viene la fama, però sono anche una persona troppo adorabile e ho paura che mi insultino e soprattutto, potrebbe succedere che domani io faccia una delle foto seguenti per cercare di entrare nell'olimpo dei fighi di IG.
Non si sa mai, in guerra e Instagram tutto è lecito.

Dunque, foto che non devono mancare sul vostro profilo:

Le foto su sfondo bianco di tre cose perfettamente allineate, oppure disordinate ma disordinate in modo pensato come sono disordinate le case dei film, non la tua dopo che ti sei cambiata 4 volte perché poi avevi la riunione con il capo del capo e non sapevi cosa metterti



Gli agrumi: arance, limoni, lime, pompelmi con special guest il kiwi, tutti tagliati a metà e in quantità che basterebbero a fare spremute per una famiglia di 12 persone di quelle che partecipa a Extreme make over house edition e costruiscono una casa a tre piani con il cartoncino e la vinavil. 


Le foto delle case ordinatissime, talmente ordinate che sembrano prese da catalogo ikea, senza un cenno di vita umana: niente occhiali da sole e chiavi appoggiate in giro, il bordo di un tappeto stropicciato, un giornale con le orecchie e non in una torre usato come comodino, una candela già usata con la cera un po' nera, un cassetto non perfettamente chiuso.


L'accoppiata gambe con parigine o calzettoni grossi in lana + tazze in equilibrio precario appoggiate sul letto, con le gambe leggermente piegate che il ginocchio sembra più sottile e la ciccia di cosce e polpacci va in basso e non si vede, la mano mollemente appoggiata accanto a tenere la tazza che se fossi io mi si rovescerebbe in 3,4 secondi.



Il minimal: muri azzurri attraversati da grondaie arancioni, balconi aperti perfettamente simmetrici, silouette di montagne con un solitario alberello più spaurito della molecola dell'acqua Lete, cose architettoniche di sconosciuta utilità e origine che si ergono alte nel cielo.
 


I tulipani e le peonie, le peonie e i tulipani, che gli altri fiori a noi ci fanno schifo. Preferibilmente rosini o bianchi e messi su secchi o barattoli o cesti di vimini.


I pollici di Megan Fox

Si dice tanto che noi femmine siamo stronze ma non è vero, siamo dei piccoli esserini adorabili, soprattutto alcune, soprattutto io. Si dice tanto che siamo stronze soprattutto con le altre femmine, che non ci va mai bene niente, che siamo capaci di trovare difetti anche a Megan Fox, che siamo invidiose.
Io non sono per niente d'accordo.
Per niente.

Però. Voi li avete mai visti i pollici di Megan Fox? No dico, li avete visti? Avanti, adesso tutti a gugolare "i pollici di Megan Fox".

Vabbè, comunque.
Io non penso di essere così. Ovviamente ho le mie simpatie e le mie antipatie, come tutti, e in base a queste mi comporto: quindi sì, faccio caso ai pollici di Megan Fox ma perdono e amo il periodo cicciona-in-tuta di Mila Kunis. SIAMO TUTTI UMANI.
In realtà mi piacciono le donne, sono molto più belle da guardare degli uomini, non per niente su Pinterest ho una board che si chiama My girlfriends e una I [heart] lingerie che più che mostrare lingerie è un inno al softporno. A guardarle bene hanno tutte qualcosa in comune: viso sottile, capelli lunghi e voluminosi, grandi sorrisoni. Ma se guardo le mie fidanzate famose la cosa più importante che hanno in comune è una: sono delle cretine.

La prima della storia è stata Kate Hudson, regina delle commedie romantiche quando Katherine Izzie Heigl non era ancora nata. Sei la figlia di Goldie Hawn, non puoi non nascere simpaticissima e adorabile e con un sorriso che ciao.

Poi è venuta Zooey Deschanel che ha fatto dell'essere stramba praticamente tutto, il bello [o brutto, se non piace] è che lei non si distingue da Jess di New girl. Io me la immagino proprio così: deficiente, idiota, buffa. Quando ho visto questa sono quasi morta.

La sosia Katy Perry viene da sé [anche se come bellezza preferisco Zooey, più discreta], una che fa un video dove spara panna montata dal reggiseno o la ami o la fai internare. Del genere talmente idiota che non mi da neanche fastidio il suo gran mettere in mostra le tette.

Più recente Emma Stone, che sembra tutta carina e delicatina nei suoi 35 kg di capelli finti rossi, poi la vedi in un'intervista e ride un casino e fa le vocette. Dove sei Emma? Eri ovunque e sei sparita da un po', torna dai.

Forse la più gnocca tra le sceme è Mila Kunis, che gli uomini sbavano a guardarla e si innamorano quando scoprono che è la doppiatrice di Meg di The family guy. Le interviste di coppia con il maschio-cretino Justin Timberlake erano una bbbomba.

L'ultima della serie, e anche la meno bella, è Jennifer Lawrence, su cui in realtà non sono molto convinta. Lei è un po' l'esagerazione di tutte le altre. Più che adorabile o maschiaccio è una camionista. Ci sono millemila meme e gif su di lei, e la gente non si spreca nemmeno di trovare titoli accattivanti, si chiamano quasi tutti "Jennifer Lawrence being Jennifer Lawrence", il titolo non serve, l'hanno capito tutto. È talmente Jennifer Lawrence che a volte mi ritrovo a pensare che lo fa di proposito, che non può essere così veramente.

Questo post si doveva intitolare "Perché ci piace Katy Perry", poi ho pensato di parlare di Jennifer Lawrence essendo io in pieno periodo Hunger games [no basta, lo odio, ma questo è un altro post]. Poi però mi sono venute in mente le altre, mi son persa a guardare le gif su 9GAG e le interviste di Letterman su youtube e mi son persa e non so più come finire il post.

27 anni fuori 65 dentro

Ma perché comprare il pane te lo puoi fare da sola, perché comprare i biscotti con le gocce al cioccolato che prepararli è così bello, fra un po' smetterò di prendere la maschera per capelli dei Provenzali e inizierò a piastricciarmi i capelli di olio e uovo sbattuto e yogurt. No dai, i capelli no, sui capelli non si scherza.
Sabato ho preso in mano una sciarpa di quelle ad anello ma larga da arrotolare un paio di volte intorno al collo. Era grigio melange, da uomo ma mi piaceva e costava poco, stavo già andato alla cassa. Poi l'ho guardata, era liscia e non sembrava difficile da replicare e quindi ho pensato "vabbè, ME LA FACCIO".

Ma che idea geniale, che intraprendenza signori, facciamo un applauso.

A distanza di due giorni sono passata dall'entusiasmo più totale alla depressione e alla repulsione: per fare una sciarpa che vada bene non solo al mio orso di peluche Orso ci vuole tanto tempo, ieri son stata un sacco di ore - una cosa da fissati, veramente - e ho fatto tipo 10 centimetri.


A questo punto già mi ero rotta le palle, mi sa che ho dei problemi nelle relazioni a lungo termine anche quando queste coinvolgono degli oggetti inanimati. Ho deciso quindi di fare delle trecce e mi sono divertita per la novità per circa altri 7-8 centimetri, poi mi sono rotta le balle di nuovo.
La borsina è qua vicino a me, i ferri sono piantati dentro e io non ho voglia.
Solo che ho un problema: la sciarpa non ce l'ho e mi serve, chissà se le foto pucciose su tumblr aiutano.




Chi ascolta tutte le canzoni del post vince un premio

Ci sono delle cose che lo sai che non devi fare, perché se inizi è la fine: non guardare 500 days of Summer o rimarrai innamorata di JGL per settimane, non aprire i biscotti Misura al cioccolato perché non ti fermerai fino a che il sacchetto non sarà vuoto, non iniziare a guardare su youtube i provini di The voice e x-factor perché perderai tre ore senza rendertene conto e piangerai tutte le tue lacrime.
Era il 2008 quando una giovane (?) e ingenua (?) Michela scopriva le gioie dello streaming e strani siti web dove uno schermo piccolo piccolo attorniato da tette e culi di simpatiche signorine mostrava le puntate di x-factor UK: cantanti bravi, canzoni belle, i capelli e le fossette di Cheryl Cole [sì, quella che si è fatta un tatuaggio gigante sul culo], SIMON COWELL, che voglio dire, una volta che hai visto Simon Cowell tutti gli altri giudici sono niente. Già i provini sono bellissimi: fazzoletto a portata di mano non solo per le storie strappalacrime ma per chiunque, perché io sono debole di cuore e piango anche solo a vedere le facce emozionate di chi riceve un applauso magari per la prima volta.
Quel primo anno mi sono innamorata.


Come fai a non amare uno sfigato ricciolino e pallido vestito probabilmente da un daltonico, che canta una canzone tristissima con voce da castrato e alla fine si mette anche un po' a piangere? [Matt tu non leggere, ti sto denigrando solo far finta di mantenere un minimo di contegno ma ti amo sempre e piango con te]
Poi quella stagione è finita, Max ha vinto, e io che ormai ero dipendente ho iniziato a esplorare le stagioni precedenti. Quello che Simon definisce il miglior provino di sempre effettivamente gasa un casino anche me, che non sono grande fan delle voci "nere"


X-factor UK è stato un grande amore per un po' d'anni: ho visto nascere gli One directions e li conosco più di quanto mi faccia piacere ammettere, ho voluto un po' bene anche a ragazzi che non hanno la voce da donna [ciao James] e anche a qualche ragazzetta con i capelli ipnotici [solo per mostrare che non mi piacciono solo i ragazzi giovani e carini]


Purtroppo come tutti i grandi amori x-factor UK mi ha stancato [che visione estremamente romantica della vita, no?], quasi in coincidenza con l'addio di Simon Cowell che se n'è andato a insegnare agli americani a fare i talent show. La versione US di x-factor purtroppo non è altrettanto bella ma è una tamarrata che piuttosto mi guardo i provini della versione bulgara: se io dico "cheeen liiii tulibudibudatiuuuu" e tu non capisci mi spiace, non possiamo essere amici.

In astinenza mi sono fiondata su The voice, e il secondo amore ora è diventato primo. Avete presente The voice Italia? Ecco, tutta un'altra roba. Il giudice "vecchio" non è Raffaella Carrà, il giudice vecchio è Tom Jones che per fare il figo di fronte agli altri parla di quella volta che ha cantato con Elvis e Nina Simone, mica con Loretta Goggi. The voice è fighissimo: i concorrenti sono già selezionati quindi gli scarsi non ci sono, i giudici cantano un sacco anche loro e in questo caso è bella anche la versione US, dove c'è l'oggettivamente brutto che però fa tanto mmmmh Adam Levine che litiga-scherza sempre con il cantante country e se uno riesce a interpretare i suoni della parlata del sud degli Stati Uniti è anche divertente, oltre a quella inutilona di Cristina Aguilera che da versione Miss Piggy è passata alla versione gatta morta.
L'amore ricade su un ragazzetto emaciato con i capelli alla cazzo 


Ma anche su gente un po' stramba con capelli dai colori improbabili 



Che poi c'è da dire anche una cosa bella, c'è gente tra questi che vince o non vince, ma fa anche delle canzoni belle che poi ti scarichi le canzoni e alla fine te lo dimentichi, che vengono da un talent show. Non come Alessandra Amoroso, ecco.


Uh ocio, mi si sono scaricate le puntate nuove, addio.

PS: Come volevasi dimostrare, ho iniziato a scrivere questo post alle 9:47 e poi mi sono persa a riguardare video.
PPS: Tutti quelli che mi piacciono sono magri e pallidi, quasi biondi, con gli occhi chiari e la chitarra. Boh.

Andiamo a mangiare al ristorante, ma al sacco

La settimana scorsa per una volta mi sono dovuta portare il pranzo a lavoro, e mi è piaciuto un casino.

Quando lavoro, vado a mangiare in un ristorante self service, il menù è quasi uguale tutti i giorni ma si può scegliere, io ho un po' meno scelta perché burro, latte e formaggio sono infilati ovunque. In più sono anche un po' una rompiballe, quindi va a finire che mangio più o meno sempre le stesse cose. Non pago [non mi è chiaro se il costo del pasto viene scalato direttamente dalla busta paga, in questo caso vabbè, pago comunque molto poco] e questo mi trattiene dal fare un giorno al wok, uno al Mcdonald's, uno al sushi e uno da Panino giusto. Forse anche perché per andare ogni giorno fuori a pranzo mi servirebbe un altro stipendio, ok.

Dicevo che mi sono portata via il pranzo, e ho usato una vecchia scatolina di plastica col coperchio ermetico, che usava mio papà per portarsi il pranzo a lavoro. È stato un pranzo un po' triste, perché la sera prima non ho potuto fare la spesa e comprarmi qualcosa di particolare e sono finita a lessare carote e piselli e due uova. Anche la scatolina era triste.

Poi, giusto qualche giorno dopo, in un negozio ho visto una Monbento, ed è stato amore a prima vista.

Se avessi avuto questo contenitore, il mio pranzo sarebbe stato molto più bello: avrei potuto dividere carote e piselli, cuocere le uova e farle diventare quadrate per inserirle nel contenitore, aggiungere un paio di biscotti e frutta già tagliata e sbucciata. Ci sono anche delle posate superpiatte che stanno tra i due ripiani e una bustina di sicurezza dove inserire il tutto, anche se le chiusure sono già ermetiche.

Sul web è tutta una comunità: cerchi "monbento" su google e ti escono mille pranzi di pollo, polpette, riso e verdure tutte tagliate e incastrate perfettamente tra loro, dolci preparati su misura direttamente nelle formine apposite, salse da mettere nei miniportasalse a forma di maialino o panda. Essendo di origine giapponese ti ritrovi anche un casino di sushi, le bacchette al posto delle posate e le fette di pane a faccina di Hello Kitty, ma è tutto così colorato, piccolo e portatile che credo di essere pronta a mettermi a prepararla ogni sera.


Sapere che domani mi aspetta il solito piatto di prosciutto crudo/cotto e insalatina e sapere che non avrò il pane a forma di orsetto è troppo troppo triste.
Boh, io me la compro lo stesso, vuoi che non facciano prima o poi un altro sciopero che mi costringe a portarmi il pranzo da casa?

Siamo tutti pecorelle, sì anche tu, hipster dei miei stivali

Ho fatto Marketing e comunicazione, ho studiato su libri che spiegano la psicologia dei consumi e ho ne ho letti per conto mio altri, come "Il punto critico" di Gladwell, pieni di storielle ed esempi che ti spiegano come succede che un autore sconosciuto diventi best-seller, perché una storia raccontata da una persona genera una reazione e raccontata da un'altra genera il nulla, come mai in un particolare momento un paio di scarpe e non un altro diventino "di moda".
E però continuo a non capire.
Mi guardo in giro e non capisco, come fino a un paio d'anni fa nessuno osasse mettersi al collo delle patacche di pietre colorate ed ora i negozi e le nostre case siano piene di statement neckalace, che da sempre il bianco fosse il colore più sfigato per le macchine ed ora tra le macchine nuove 8/10 sono bianche, che l'anno scorso ho comprato lo smalto bianco e mi hanno preso in giro dicendomi che sembrava scolorina, e quest'anno tutte con lo smalto bianco.
È inquietante.
Mi fa pensare a scenari apocalittici fatti di burattini con i fili nel cervello che fanno le cose perché le fanno tutti.

Però intanto mi viene voglia di mangiare da Mcdonald's perché tutti mangiano da Mcdonald's, anche se sono passati 15 anni dall'ultima volta che ci sono andata. Vorrei la Coca cola con il mio nome, e a me neanche piace la Coca cola. Oggi sono andata da Zara e ho preso in mano la gonna-shorts che si vede ovunque, nonostante la vocina nel cervello proveniente dalle mie cosce mi sussurrasse che non era il caso. Ho comprato la crema 1000 usi Be chic perché l'avevo visto da qualcuno. Ogni anno l'agendina Moleskine perché fa figo.

E se in realtà Jude Law fosse brutto, ma la persona giusta al momento giusto avesse dichiarato che è bello e quindi ora tutte le andiamo dietro?

Gelato per sfigati #2: Piera la gelatiera

Certo, è bello andare al bar e comprarsi una coppa gigante limone e fragole fresche o l'affogato al caffè con un kg di panna, però anche farsi il gelato in casa ha il suo perché. Cercare le ricette, sperimentare con quello che c'è, tirare fuori la tua gelatiera e guardare il cestello girare. Sono innamorata e secondo me mi ama anche lei. L'ho chiamata Piera.

Ma partiamo dall'inizio e diamo istruzioni precise. Dunque. Per fare il gelato in casa dovete andare all'outlet dove c'è il negozio Bialetti, vi comprate la gelatiera in sconto e poi andate da Michael Kors dove vostra madre si comprerà una borsa. No, ok, questo è stato un mio grande errore che voi non dovete ripetere e il procedimento giusto è questo: andate a comprare la gelatiera come regalo a vostra madre e poi andate da Michael Kors dove vostra madre regalerà a voi una borsa. Vedi come girando gli addendi il risultato cambia tantissimo?
Quindi adesso avete una gelatiera.
Leggete bene tutto il libretto di istruzioni [seh, ciao], prendete il cestello e lo mettete in congelatore a raffreddare per 24 ore, quindi gli esperimenti sono rimandati e nel frattempo potete darvi da fare e cercare ventordici ricette da provare.
Quelle che ho provato io sono queste.

#1 - Gelato al cioccolato
1 rosso d'uovo
60 grammi di zucchero
2 gocce di vanillina
20 grammi di cacao in polvere
260 ml di latte di riso
poco sale (sale? boh? "gelato al cioccolato dolce un po' salato" ah beh allora ok)
Fai montare un po' a schiuma lo zucchero e l'uovo, poi ci aggiungi tutto il resto e mescoli finché si scioglie tuttotuttotutto e versi nella gelatiera, 45 minuti lì dentro a girare, poi 30 minuti in un contenitore in plastica in congelatore che si indurisce un po' e vualà, il gelato è pronto.
Esperimento riuscito: il gelato è buono, la consistenza e cremosità sono quelle del gelato normale, dopo solo mezz'ora in congelatore si riusciva a fare la pallina con il cucchiaio, lasciandocelo una giornata diventa duro come le vaschette da supermercato, ma a me piace molliccio e poi me lo volevo mangiare subito e quindi l'ho tirato fuori.

#2 - Gelato alla panna in realtà zabaione
Non so cosa mi abbia spinto a pensare che prendendo la ricetta sopra e togliendo il cacao avrei ottenuto un gelato alla panna, forse il fatto che quando fai i muffin prendi un impasto e lo fai bianco e se lo vuoi al cioccolato ce lo aggiungi e basta.
Ecco, per il gelato NO.
È uscita una cosa giallina, consistenza perfetta per carità, però gusto tipo zabaione, che sinceramente no me gusta pe' gnente.

#3 - Yogurt frozen/Gelato allo yogurt
3 vasetti di yogurt Valsoia (1 bianco, 2 alle fragole)
40 ml di panna di soia
100 grammi di zucchero
Mescolare tutto fino a sciogliere lo zucchero e schiaffare nella gelatiera per almeno un'oretta. Si può mangiare subito, con la consistenza dello yogurt frozen, o mettere in freezer per un'ora-due e ottenere la consistenza del gelato "da pallina". Ma il punto importante è che è buono, non "buono per essere fatto con yogurt e panna finti" ma proprio BUONO. Consiglio per gli idioti come me: non mettere le fragole fresche a pezzi perché in congelatore congelano (MA VA?!) e quindi poi non riuscite a mangiarle.

#4 - Fiordilatte vero
500 ml latte intero
200 ml panna fresca (non montata)
100 g zucchero
Ho dovuto fare anche un esperimento con ingredienti "veri" per vedere cosa usciva e la consistenza era perfetta, più densa del gelato fatto con il latte finto. Mi hanno anche detto che era buono.
Che si nota la mancanza di entusiasmo?

#5 - Gelato al caffè
130 g di zucchero
2 rossi d'uovo
250 ml latte di riso
200 ml panna di soia
2 cucchiaini di cacao amaro
6 cucchiaini di caffè solubile
Il mio gioiellino: l'ho già rifatto tre volte. Il procedimento è lo stesso del gelato al cioccolato, il gusto è quello della coppa del nonno, la consistenza è della crema caffè che compri al bar o, dopo un'oretta in freezer del gelato vero.

PS: Se qualcuno volesse provarle, tutte le ricette che sono senza lattosio e sono la variazione di ricette che prevedevano panna/latte/yogurt normale, quindi presumo che con gli ingredienti normali venga tutto più buono. Se non ve ne frega niente andate a quel paese e compratevi un camion di Carte d'or al tiramisù.


Fatemi felice e regalatemi barattoli

Dev'esserci una qualche spiegazione a questa necessità di inscatolare tutte le cose. Paura di non trovarle. Paura che si rompano. Paura che siano fuori posto.
La mia camera è una scatola con dentro mille scatole che contengono altre mille scatole.
Ah ecco un'altra cosa che mi piace tantissimo comprare: scatole. Di cartone decorato, di plastica, legno vero e finto. Alcune volte le ho fatte con le mie manine, ho anche fatto quel famoso tutorial della scatola ritagliata dall'interno del libro, che ora è disperso in mezzo alla libreria con dentro tutti i miei ori, alla faccia della cassaforte nascosta.

Ma adesso basta scatole, che è il turno dei barattoli.
È un po' bruttina la parola barattolo, questo suono un po' duro ma anche dolce con quell'-olo che fa tanto sette nani.

Sto riempiendo ogni superficie abitabile della mia camera con barattoli in vetro vuoti e pieni. Nelle ultime settimane ho praticamente rincorso la mia famiglia per verificare prima che ogni barattolo di marmellata o carciofini o yogurt fosse buttato se era carino e particolare o già presente nella mia collezione. Adesso, che ho finito di setacciare la dispensa, ho iniziato a comprare le cose appositamente per poi usarne i barattoli: non so quando finirò la scorta da caserma militare di olive, ho preso una nuova marmellata e degli asparagi sott'olio [bleah]. Nutro grandi speranze per il vasotto gigante di pesche sciroppate comprato ieri, penso di metterci dei fiori.

Ho addirittura comprato una candela profumata, io, che non sopporto i profumi, perché aveva un vasetto carino e opaco, cosa che manca alla mia collezione.


Ma aspetta, ora che guardo la foto mi torna in mente che questo post non doveva parlare di barattoli ma di quel barattolo lì, quello con i soldi dentro, e di quello che devo farci. Vabbè fa niente, la prossima volta.

Comunque è colpa di Tumblr.



Il circolo obeso

Sono triste.
Mangio per consolarmi.
Ingrasso.
Mi deprimo perché sono grassa.
Mangio.
Ingrasso ancora di più.
Faccio dieta.
Dimagrisco.
Mi deprimo perché mi manca il pane.
Mangio.
Ingrasso.

Buonanotte e sogni ansiotici

Quand'ero piccola sognavo un sacco. Mi svegliavo spaventatissima, stringevo l'orsetto e correvo al buio a dormire nel lettone in mezzo ai miei.
Tra tanti, ricordo solo un incubo ricorrente:
Io, nel giardino della casa dove vivevo prima, vento freddissimo, il portone d'entrata chiuso e nessuno che viene ad aprirmi. All'improvviso vedo accanto a casa una cabina telefonica, entro per ripararmi e poco dopo arriva un cavallo e mi dice di andare via che quella è la sua cabina. 
Sarebbe interessante capire cosa vuol dire, perché l'ho fatto veramente tante volte ma il libro dei sogni non mi ha mai dato un'interpretazione interessante: cavallo nero vuol dire misera e vento forte e freddo successo negli affari e solitudine, ma cosa vuol dire tutto questo quando hai sei anni?

Crescendo ho iniziato ad avere incubi che sono più dei sogni-ansia tipo quelli delle notti prima degli esami: io in pigiama/senza scarpe/senza occhiali nella classe delle elementari. Con i compagni dell'università e una compagna d'asilo come insegnante e viceversa, che arrivo in ritardo o con una penna che non scrive o cose simili. 
Continuo a farli anche adesso che non studio, alla vigilia di qualcosa che mi agita.
Le poche volte che mi capita ancora di svegliarmi spaventata è a causa di qualcosa che ho visto: ho sognato la bambina di The ring che esce dalla televisione per due mesi, e questo ha segnato la mia rinuncia a vedere anche il più innocente tra i film horror. 
Per un mesetto buono ho sognato di spaccarmi la faccia a metà come il tizio del video di youtube che si tuffa dalla scogliera e invece di beccare l'acqua prende di faccia lo spigolo di cemento e si spacca letteralmente la faccia a metà. Non ho ancora capito se quel video è un falso, ma ho ben presente in testa la faccia spaccata a metà con mezzo teschio che si vede e i denti sparsi in mezzo al sangue NON VI E' VENUTA VOGLIA DI VEDERLO? 

Nell'ultimo periodo sogno veramente poco oppure a causa dell'alzheimer non ricordo niente. Nell'unico sogno recente che ricordo ci sono io che esco con amici (gente mai vista) e che ci provo - IO CHE CI PROVO, SEH - con un tizio che poi sarebbe l'attore di Greek, quello che alla fine resta senza ragazza, e che ho rivisto in non mi ricordo quale telefilm. 
Una cosa verosimile direi.


Ma perché #5: Perché lo shopping è terapeutico?

Quella sensazione di benessere che ti da comprare, qualcuno l'ha capito come funziona? In piccola parte, per me, succede anche solo entrando nei negozi, girando e guardando e toccando, perché io ho purtroppo la brutta abitudine di prendere in mano le cose nei negozi.
Vale per qualsiasi tipo di negozio: naturalmente per primi vestiti, borse e scarpe e mondo cosmetica. Ma vogliamo parlare degli accessori da cucina? Stampini per biscotti e tortine e mini-plum cake, coloranti vari, sac a poche professionali, spatole e coltelli in ceramica, DIO I COLTELLI IN CERAMICA, e lo sparabiscotti. Desidero e bramo uno spara biscotti almeno tanto quanto vorrei una Proenza Schouler 11. E vogliamo parlare della cancelleria? E le cazzatine per il fai da te?
Sono tutte cose che ti fanno sentire bene, forse vanno un po' a coprire altre mancanze, forse semplicemente sono un segno che ci vogliamo un po' più bene. Oppure leggo troppi blog e seguo troppe donne su twitter e mi faccio influenzare da voi galline e voglio le cose che avete voi.
Che poi, per me il benessere non arriva solo quando compro per me ma anche quando devo comprare per gli altri o fare un regalo: sono una delle poche persone che quando viene delegata dal gruppo a comprare un regalo è contenta quindi sono qui per voi: vado in profumeria a farvi la scorta di crema idratante, nel negozio di pentole a prendervi lo spara biscotti, vi faccio anche la spesa se volete: delegatemi.
Ultimamente la cosa che funziona meglio per me è la profumeria: forse ho preso alla lettera quella cosa di iniziare a volersi bene e fare le cose per sé stessi o forse è l'improvvisa consapevolezza che gli anni passano e sto diventando vecchia che mi hanno fatto comprare un sacco di creme, gel e roba per la pelle e simili che se fossi una blogger di quelle lì vi mostrerei. Ma la cosa che per me è sconcertante è che ho iniziato a usarle in modo regolare, cioè non è che le ho comprate, usate una volta per sperimentarle, usate la seconda sentendomi in colpa e poi lasciate là a riempire l'armadietto del bagno. E per me è strano, io che ho iniziato l'altro ieri a struccarmi seriamente e un anno fa a usare la crema idratante. Ocio che forse finalmente sto diventando una femmina.

No comunque mi interessa questa cosa, vorrei capire il perché il nostro cervello funziona così, vorrei capire se succede anche ai maschi e con quale tipologia merceologica, vorrei capire come avere più soldi per poter spendere di più e essere più contenta.

Tanto ormai la Moleskine ce l'abbiamo tutti

E alla fine dell'anno ti compri la moleskine, perché è tradizione e lo fai ogni anno, perché un'agendina serve sempre. E poi ovvio, perché va di moda e fa figo avere Lei e non una a caso. Ogni anno sempre uguale sempre nera, perché è bello avere l'agendina seria che ti fa sentire un po' Hemingway anche se ci devi scrivere solo quando ti viene il ciclo e cambi le lenti a contatto.
E allora la sera vai a letto, ti siedi sotto le coperte al caldo, magari con la borsa dell'acqua calda sulle gambe e ti metti a segnare le cose che devi fare, gli impegni della settimana, la lista di quello che vorresti comprare.

Sì certo.
Forse il mondo fa così.
Il mondo ha bisogno di segnarsi le cose che deve fare perché sennò le dimentica.

Io no.
Io quando devo fare una cosa-comprare una cosa-andare in un posto sono ossessiva e ci penso ogni cinque secondi tanto che mi è impossibile dimenticare. Quando quella cosa è passata, il vuoto.
La mia è agenda viene riempita a posteriori: ho cambiato le lenti, ho fatto benzina, ho comprato una maglietta, sono andata qui e ho visto quella là.
Una femmina che si dimentica di aver comprato vestiti o collane? Sì, ciao, piacere mi chiamo alzheimer.

Devo per caso parlare anche della moleskine a quaderno, dove segno tutti i film che mi piacciono, tutte le canzoni che mi colpiscono, tutti i libri che leggo, che sennò me li dimentico e non so di averli letti? Il tutto naturalmente suddiviso per genere, occasione di ascolto, mi è piaciuto/non mi è piaciuto.
Ciao Alzheimer, io mi chiamo disturbo ossessivo compulsivo.
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