Il trauma di tornare in palestra
Non ti ricordi che:
_ quando arrivi in spogliatoio e ti devi cambiare fa freddo
_ prima di iniziare a muoversi fa freddo
_ quando esci per tornare a casa fa freddo
_ la sensazione di mettere la felpa per andare a casa è fastidiosa (non abbastanza da costringermi a fare la doccia in palestra, no)
_ devi portare l'asciugamano o stenderti su attrezzi sudaticci
_ il giorno dopo non riuscirai a farti la coda ai capelli, a ridere, a fare la pipì senza stare malissimo
_ la gente ti guarda e anche se non ti guarda tu ti senti osservato
_ gli altri sono tutti più belli, più magri, più in grado di fare gli esercizi di te
Allora poi non ci vuoi più tornare mai mai più.
Ma lo fai, perché bisogna.
I'm back bitches, Kayla spostate.
Il capo
Ogni volta che viene alla tua postazione ti ruba una penna, che viene sistematicamente inghiottita dal buco nero e va a fare compagnia a Matthew McCosfhiohsfoey nella dimensione parallela di Interstellar. Dopo 4 minuti viene alla tua scrivania e ti ruba un’altra penna. Matthew McCoahsdfhadegey usa le penne per riscrivere la Divina commedia.
Ti da sette minuti per preparare una presentazione di 18 slides urgentissima che gli serve per un incontro con il direttore galattico, e tu la devi preparare mentre lui ti guarda e ti racconta di quale università vuole fare la figlia che è in terza superiore.
Ti chiede di scrivergli una mail in inglese, poi corregge il tuo inglese con traduzioni improbabili.
Ogni tanto fa pulizia dei suoi armadi perché dice che è inutile tenere tutto per sempre. Quindi sceglie cosa eliminare e porta la roba perché la tenga tu.
Se gli mandi il ppt voleva il pdf, se gli mandi il pdf voleva il ppt. Se gli mandi il file per mail non va bene perché lo voleva stampato, se gli stampi una copia non va bene perché lo voleva via mail. Se glielo mandi per mail e gli dai una copia stampata voleva lo stampassi su pergamena e lo inviassi via gufo.
“La prossima settimana sarà difficilissima abbiamo un sacco da fare” → prende ferie.
Perché Benefit mi sta antipatico
Amano i prodotti che a quanto pare sono di grande qualità, ho letto grandissimi elogi al magnifico correttore, forse il migliore del mondo che però io dall’alto della mia quindicennale esperienza in tema di correttori non ho mai provato. Il mascara They’re real ha grandi fan, molte lo considerano meglio di Lancome (tzé) e non parliamo neanche dei vari prodotti per le sopracciglia: mini mascara, matite, kit completi di tutto sono famosissimi, così come i Brow bar in cui pare ci sia gente miracolata dal dono di dio in grado di cambiarti i connotati a suon di pinzette.
Ma queste ragazze, queste stesse ragazze, loro non amano solo i prodotti, loro amano Il Packaging. Benefit è il re del packaging nel mondo della cosmesi, con i suoi colori pastello, le immagini vintage, il font così sempre piacevolmente retrò, i nomi dei prodotti particolari e simpatici. È inutile dire che è la prima cosa che viene in mente, per quanto i prodotti possano essere buoni, ti viene in mente una signorina con i capelli cotonati seduta su una vespa con gli occhiali da sole a cat-eye e il rossetto rosso.
Ecco.
A me sta tutto immensamente e forse immeritatamente antipatico.
I prodotti sono sicuramente buoni, non li conosco e anche se li conoscessi non ne so abbastanza di trucchi per giudicare.
Ma è tutto così tanto basato sull'immagine, così troppo basato sull’immagine l'Immagine l'IMMAGINE che CHEPPALLE io butterei tutto in mare per vedere se diventa rosa anche lui.
L’altro giorno succede che da un giorno all’altro finisco la terra, che è una cosa strana: la terra è una delle cose che compri e non finisce mai, magari arrivi a consumare il centro e poi ti stufi o la lasci marcire in un cassetto e te la dimentichi o la rompi. Invece io l’ho finita (dopo anni e anni e anni) e mi reco fiduciosa da Sephora in cerca di una “terra senza brillantini” (me l’ha detto l’Aluzza di dire così e io l’ho fatto perché l'Aluzza ne sa). La commessa si avvicina allo sgabiotto della roba Benefit, io spero che a un tratto devi il tragitto andando verso qualcos’altro ma niente, va proprio là. Mi mette questa terra addosso ed è bella, colore giusto, mi sta bene. E adesso? L’ho guardata negli occhi e le ho detto “Sì, bella, mi piace, ce n’è una uguale di un’altra marca che Benefit non mi piace?”. La signorina ride e si mette a girare per gli stand guardando e cercando nella marea di terre brillantinate e l’esito è “Sì, ci sono, c’è Chanel e c’è Guerlain”. Prezzo: il doppio.
E l’ho comprata signori. Ho comprato una terra che la guardo ed è brutta. Prima cosa che ho fatto è stato mandare una foto all’Aluzza. Ma si può fare una terra con una scatolina di un bordeaux brutto? Con sopra disegnati dei rami di bambù? Con i rami di bambù anche sui lati?
Ma solo dopo ho notato la cosa peggiore: la confezione è di cartoncino. Come i trucchi che davano in regalo su Top Girl. Come quelli finti delle bambine. Come quelli che trovi nell’uovo di pasqua. Cioè, anche la collezione base di Kiko è più curata. Perfino la nuova appena comunicata di H&M ha un bel packaging.
33.50 € per una scatolina di cartone.
Valutazione annuale a lavoro: "Michela, metti di più il rossetto"
Chiunque sia capo di qualcuno deve compilare questa scheda in cui vengono valutate cose importanti come la cura degli strumenti di lavoro, l'atteggiamento con i colleghi, l'autonomia, le competenze di marketing. Nessuno sa perché nella valutazione generale siano inserite le competenze di marketing, in un'azienda come tutte composta da ufficio marketing sì, ma anche commerciale, R&S, acquisti, manutenzione, design, amministrazione.
La valutazione è da 1 a 5. Le mie competenze di marketing mi insegnano che in un questionario è meglio mettere un numero pari di risposte, altrimenti si rischia che tutti rispondano il valore medio. Con un numero di risposte pari invece anche chi vuole dare un voto medio è costretto a dare una preferenza verso il basso o l'alto. Vabbè, facciamo che a quelli delle risorse umane sul marketing mettiamo 1 e via.
Il mio capo mi convoca e mi mostra la mia scheda, mi dice che ho una media superiore ai voti degli altri (che lei non ha visto, ndr). Mi dice che sono cresciuta molto nell'ultimo anno, che lavoro bene, che mi lascia fare perché vede che sono autonoma, che sono molto brava a organizzare il mio lavoro e a coordinare quello dei miei colleghi. Mi dice che so capire le priorità tra i vari lavori e in caso di crisi so quando è importante rispettare le scadenze a costo di un lavoro frettoloso, e invece quando il lavoro frettoloso non va bene ed è meglio ritardare un po' ma fare bene.
Poi mi dice che sono una persona discreta, che non perdo tempo in chiacchiere, che non sono una che si fa vedere a tutti i costi. Mi aspetto che sia un complimento, mi aspetto che mi dica che va bene così, che la gente che fa tanto casino per niente alla fine resta fregata, mentre io se faccio il mio lavoro e sto tranquilla verrò ripagata nel tempo (e senza colleghi che sparlano di me durante la pausa pranzo).
Mi dice invece che solo le persone che sanno andare oltre l'apparenza si accorgeranno del mio lavoro, che la maggior parte delle persone guarda più a come ti vesti, a come cammini, a come ti mostri. Mi dice che il lavoro del tal collega viene riconosciuto perché bestemmia, perché quando ha una scadenza gira per l'ufficio sbraitando come se ci fosse solo lui (quello che noi chiamiamo general mamager o cel'hasololui). Mi dice che a tal collega vengono assegnati gli incarichi perché ha sempre la gonna e i tacchi.
Mi dice "brava che hai messo il rossetto oggi, mettilo sempre". Mi dice di mettere di più la gonna e i tacchi. Mi dice "saluta bene il capo delle risorse umane, sorridi, fai le battutine, dimostra che ti interessa".
E io che sto facendo tutto questo lavoro per credere di più in me stessa, lavoro che sì, comprende cose stupide come mettere un tacco di 7 cm o un rossetto rosso o la gonna. Io che vedo una collega con una gonna plissettata, penso che ce l'ho anch'io, che la prossima settimana potrei metterla con la gonna in jeans ora che fa caldo e posso non mettere le calze.
Poi penso che a quello che mi ha detto il mio capo, penso che mi guarderà e con sguardo complice dirà "brava Michela, continua così".
E mi passa la voglia.
PS: il mio capo è una donna.
La brutta vita di noi insicuri
Il bisogno di continue rassicurazioni che finisce per mandare a male le persone che provano a volerci bene, che alla fine si stancano e ci lasciano al nostro destino a convincerci ancora di più che non valiamo la pena.
Per noi la necessità di avere l’approvazione altrui è una necessità che ci permette di poterci approvare da noi. Siamo privi di quel gene del DNA che fa pensare di essere abbastanza carini, intelligenti, simpatici, brillanti: noi crediamo di essere abbastanza carini, intelligenti, simpatici, brillanti solo nel momento in cui ce lo dice qualcun altro e solo dopo una serie di “Ma sei sicuro? Ma non è vero, no secondo me no. Ma sicuro sicuro?” che la risposta “No, allora hai ragione tu, non sei abbastanza” un po’ ce la meritiamo. A un certo punto però succede, ci crediamo, però al massimo per 10 minuti, e poi torniamo a rompere le palle.
Una cosa un po' triste
Sui blog
Non mi piacciono i post in cui il blogger si rivolge ai lettori, mi piace pensare che il blog sia una cosa che si fa per sé stessi e non per gli altri. Mi piacciono i post scritti come se fossero per nessuno, come se nessuno li dovesse mai leggere.
Non mi piacciono i blog che devono per forza insegnare, che devono essere utili.
Non mi piacciono i blog nati e scritti per cercare di "diventare famosi": le recensioni wannabe professionali che gridano ai brand "guardami guardami e mandami le cose gratis", pagine Collaborazioni scritte come se le aziende non aspettassero altro che mandare roba "ma ehi io non pubblico tutto, pubblico solo quello che mi piace", che ti fa pensare che questi ricevano chissà quanta roba di pessima qualità e invece poi te li ritrovi a ringraziare per aver ricevuto un deodorante, ma quello che non dicono è che sono stati loro a chiederlo.
Non mi piacciono i lettori trattati come fan adoranti.
Non mi piace quando il blogger chiede "di cosa volete che vi parli?". Perché dovrei volere che tu mi parli di qualcosa in particolare? Chi sei? Il messia? Inoltre, se ti leggo è perché mi piace cosa scrivi e come lo scrivi, se devo essere io a dirti cosa scrivere cade il senso di tutto o sbaglio?
Non mi piace quando il blog cambia le persone.
Il maledetto open space
Sì certo, alzare gli occhi dal pc e vedere facce umane è bello, puoi distrarti e fare due chiacchiere con i colleghi, qualche volta ritrovi quell’atmosfera di fare tutto insieme come durante i lavori di gruppo che era tanto bella [i commenti “uuuh io li odiavo” saranno bannati dall’internet intero].
Poi ti ritrovi la capa che si sente sola nel suo ufficio e ha voglia di chiacchierare e viene col suo bel black-berry a sedersi accanto a te e chiacchierare con la gente che hai intorno. In più ti ruba la penna blu, penna che tu hai con tanta fatica scovato in un’azienda sovrappopolata di penne nere.
Quella che passa 10 volte. E 10 volte ti dice ciao. E tu 10 volte le devi sorridere.
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
Ciao
#frigna
Come qualche settimana fa, si lavorava in cucina coi due cuochi, lavorare in cucina è divertente, e loro mi prendevano in giro e io li prendevo in giro tutto come al solito. Solo che a un certo punto mi sono messa a piangere.
Non mi succede mai quando sono sola. Mi succede solo con gli altri, quando mi chiedono come va, quando pensano che ci sia qualcosa che non va.
Scusa Lancome io non volevo
La prima volta che mi sono truccata ero alle medie, in seconda o in terza, e ho messo questo ombretto lucido lilla che era dentro una scatola a forma di ape, Pupa, ovviamente.
Mi sono truccata così per tanti anni, l'ombretto lucido è diventato opaco, si sono aggiunti il mascara, il fondotinta, millemila correttori. Ma sempre l'ombretto lilla, stavolta Lancome.
Anche gli altri trucchi erano da signora per bene. Mia mamma mi aveva comprato la crema colorata sempre Lancome, e poi sono passata a quella Dior. Il correttore era il Touche eclat, o almeno la commessa, al momento, me l'aveva venduto come correttore.
Alle superiori, ho iniziato ad aggiungere la matita nera sotto. L'ho chiesta a mia mamma e lei me l'ha comprata, la matita waterproof di Dior. La mettevo dentro l'occhio, questa cosa orrenda che non so perché lo facciamo tutte, non fatelo, che fa solo gli occhi più piccoli. E io l'ho scoperto solo all'università, quando un bel giorno mi sono inventata di metterla sopra la matita, e me lo ricordo ancora quando sono entrata al bar dell'uni e le mie socie mi hanno detto "cos'hai fatto di diverso, stai bene".
I rituali della mattina, con mia mamma con il suo siero e la sua crema e il suo fondotinta, io con la mia crema colorata, la mensolina sopra al lavandino piena di scatoline col tappo argentato lucidissimo, tutte scure, belle, eleganti.
Ho pensato a quella mensola e a quelle mattine oggi pomeriggio, davanti allo stand di Essence, mentre prendevo in mano questi mille mascara dai nomi improbabili e dai tubetti cilindrici orrendi tutti fucsia, arancioni, verdi quasi fosforescenti, mentre lo stand Lancome un paio di metri più in là mi chiamava con i suoi mascara dalle forme arrotondate, tutti neri, tutti sobri e bellissimi. Prendevo in mano Get big e pensavo "Vai là e prendi io tuo amato Lancome Star, con i brillantini tanto carini sul fondo, oppure prova quello nuovo, è così bello che sembra un profumo e ha lo scovolino tutto storto e guarda che ciglione ha lei nella pubblicità".
Ho resistito, alla fine. Ho preso quel terribile Get big, col suo tubetto fucsia e il nome scritto in un carattere che io non sceglierei nemmeno per un biglietto di compleanno.
Mi sento come se avessi tradito i miei principi più intimi e profondi, sono sicura che domani per punizione mi cascheranno gli occhi.
Scusa Lancome.
Scusa mensola del bagno.
Scusa mamma.
La chiamavano signorina Rottermeyer
Io ho avuto per 20 anni montature tutte uguali e banali: se escludiamo il modello rotondo in ferro da Harry Potter delle elementari ho avuto rettangolare trasparente, rettangolare blu, rettangolare fucsia [una botta di vita idiota], rettangolare nero.
Cosa mi è preso la settimana scorsa non lo so, forse mi sono stufata di vedermi sempre uguale [centrerà qualcosa questa voglia di capelli rossi e frangia?] fatto sta che mi sono ritrovata a provare occhiali strani, colorati, GRANDI. Non esistono più occhiali piccoli, se non vuoi il classico modello da nerd con le lenti giganti quadrate puoi ripiegare solo sugli occhiali senza montatura da Michele Zarrillo. E quello delle lenti grandi è un problema che solo un miope vero può capire.
Alla fine li ho scelti, ho cambiato idea e li ho riscelti, mi sono pentita e poi forse no. Mi guardo e mi sento un po' Zooey, un po' la giappo-cinese-coreana di Unemployed e un po' una scema. Cerco su google bang+glasses sognando di essere la metà figa delle tipe che trovo.
Alla fine mi ci devo solo abituare, non credo che abbandonerò le lenti a contatto usando gli occhiali per andare in posti che non siano il supermercato, ma di certo adesso mi serve la frangia.
E un sistema valido e a prova di impedite per farmi i capelli di Pandora.
Atti di barbarie sono stati compiuti
La professione dei tagliacapelli dovrebbe essere messa fuori legge. I ladri e i truffatori li arrestiamo, e i tagliacapelli no? Non va bene.
A pensarci bene c'è qualcosa di strano, dai: di solito tu entri in un negozio, scegli, paghi ed esci con qualcosa in mano, qualcosa di tangibile. In questo caso tu entri in un negozio, scegli, paghi ed esci con qualcosa in meno. QUALCOSA CHE NON TORNA AMICI.
Io non ce l'ho con i tagliacapelli, eh, per carità poverini, è l'atto in sé che non funziona proprio: il tagliacapelli può essere anche il più bravo e simpatico del mondo [ciao Demetrio], può fare esattamente quello che dici, può tagliare esattamente i centimetri che chiedi, ma ti starà sempre e comunque tagliando dei capelli. E tagliare i capelli è male, brutto, via, sciò.
E poi tutto è il rituale ad essere irrispettoso, per esempio tutte quelle domande personali e difficili:
* "Quando hai lavato i capelli l'ultima volta?" E poi? Vuoi anche sapere quanto peso e quanti biscotti Misura ho mangiato come spuntino anche se ho detto che ero a dieta?
* "Quanto tagliamo?" Ma se io ti chiedessi di scegliere tra i tuoi figli, sarebbe corretto?
Voglio dire, se perfino i Dothraki si tagliano i capelli solo quando vengono sconfitti.
E loro sono considerati dei selvaggi.
Gelato per sfigati
Il gelato è fatto con il latte.
Niente più gelato per me.
È stato un momento duro e non so ancora se l'ho superato del tutto, ma mi sono fatta forza e ho pensato dai, ci saranno delle alternative, Valsoia mi salverà.
E Valsoia mi ha salvato, ma per finta.
Perché il gelato Valsoia ti può aiutare nel momento in cui hai quella voglia in testa e la devi levare, ma se vuoi mangiare qualcosa di buono, ecco, no.
Non è neanche questione di scegliere quello che ti piace di più, perché ce ne sono di 5 tipi CINQUE ma nei supermercati della Culonia se ne trova solo uno, a volte due, e tra questi non c'è la Coppa del nonno tarocca che io tanto bramo.
Che poi Valsoia, seriamente, non puoi fare una vaschetta di gelato alla panna: la tua panna non sa di panna, quindi almeno mettici qualche gusto insieme, un frutto, un topping, che ne so, qualcosa che non ti faccia sentire quel sapore metallico sulla lingua.
Dunque il punto è che ho provato ad arrangiarmi e a farmi il gelato in casa o qualcosa che ci assomigliasse almeno un po' per gusto, ma soprattutto per cremosità.
Tentativo #1
"Congeli qualche cubetto di frutta di stagione, anche quella matura che il giorno dopo sarà da buttare, poi la butti nel mixer con due cucchiai di mascarpone e ti esce una crema da mangiare subito, o se la vuoi un po' più dura la metti per poco tempo in freezer."Così mi hanno detto.
Io non posso usare il mascarpone (ODDIO, IL TIRAMISU') e ho provato a sostituirlo con la panna di soia, mescolandola con dei cubetti di ghiaccio fatti con il caffè. A quanto pare serve una parte ghiacciata per emulsionare il tutto e far uscire una crema, ma a me non si è emulsionato niente.
Avevo letto varie ricette che dicevano che il composto liquido di gelato va lasciato 4 ore in freezer mescolando ogni 45 minuti, e questo è quello che ho fatto.
Il risultato non è un gelato ma una granita molto fine, buona per carità, ma non è gelato: non è per niente cremoso e quando lo mangi si sente proprio che sa di acqua.
Forse se avessi usato la frutta congelata, essendo solida, sarebbe andata meglio?
Magari riproverò.
Tentativo #2
Mi è venuto in mente quel vecchio Fruttolo, che ci infilavi il bastoncino e lo mettevi in freezer, quindi ho preso due yogurt (di soia, ovvio), e ci ho buttato dentro due pesche a pezzi (non congelata).
Ho ripetuto lo stesso procedimento: frullare ogni 45 minuti per 4 ore, e il risultato è uno yogurt che sa di pesca, un po' cremoso ma alla fine troppo dolce. Il gelato vero allo yogurt non è così.
Forse dovevo metterci un po' di latte.
Tentativo #3
Vado a comprare una gelatiera.
Come diventare magri: fatevi venire un'intolleranza
Diventi un paria.
Ti costringi a pensare "sono una persona speciale" e invece sei solo uno sfigato.
Il prosciutto cotto a parte, i dolci, la cioccolata, i biscotti, le brioche a parte. La frittata, il sugo della pasta, la minestra. Il gelato no, i tortellini con la panna no, le lasagne e i cannelloni no.
E passi il tempo a mangiare, ad assaggiare cose che nella maggior parte dei casi fanno schifo e a desiderare mozzarelle da prendere in mano e mangiare a morsi come fossero mele e la gente ti dice "eh ma esiste la mozzarella senza lattosio, mangia quella che è fatta uguale", e tu vorresti rispondere "allora tu invece di scopare usa un vibratore, ha la stessa forma".
Nelle ultime settimane ho mangiato più cose schifose che nel resto della mia vita.
Ho assaggiato il latte di soia e la reazione è stata "Mamma, vieni a sentire se questo latte è andato a male o fa solo schifo".
Lo yogurt di soia è giallino e grumoso e sembra scaduto, non fa schifo ma non sa di niente.
Il budino di soia è abbastanza buono, ma ho assaggiato solo quello al cioccolato e dove c'è cioccolato c'è buono.
Il latte di riso sa di riso crudo e cracker di riso e non è che faccia schifo ma è un po' strano, tipo dolce e salato insieme e mentre lo bevevo mi faceva ridere.
Un formaggio finto di riso con il gusto e la consistenza della panna cotta che non sarebbe male se la panna cotta non mi facesse vomitare.
I biscotti senza latte (e uova, perché togliamoci via tutto insieme che così stiamo prima) sono biscotti e sono buoni per forza. Certo non come i Tarallucci Mulino Bianco.
La mozzarella di latte delattosato un po' dura ma gusto accettabile, se non che poi mi è venuto mal di stomaco e ho vomitato tutta la notte, quindi quel "delattosato" mi fa un po' paura.
Il prosciutto cotto sa di prosciutto cotto.
Ho fatto anche sacco di esperimenti.
La minestra con il brodo senza lattosio che è come mangiare la tempestina cotta nell'acqua calda. I muffin con il burro d'arachidi al posto del burro normale che sono una cosa spettacolare, però se ne mangi uno poi devi rimanere a digiuno per le successive 12 ore o in alternativa stare steso immobile sul divano (io ho scelto l'opzione 2). I biscotti con il buchino al centro con la marmellata di fragole fatti con la margarina boni e morbidi forse più che con il burro.
La cosa più grave è che la pizza senza mozzarella non ha senso, ma a questo non posso trovare soluzione.
Chissà di chi sta parlando
"Se una sta chiusa in casa tutto il giorno a macerarsi il cervello pensando a come sarà difficile la vita per lei e come farà a trovarsi un lavoro e poi come farà con il matrimonio che già non sa neppure se è adatta al matrimonio, lei, e poi i figli oddio i figli sì li vorrebbe ma ce la farà poi a tirarli su come si deve e se poi si drogano o diventano delinquenti? E lui? Lui che neppure l'ha ancora trovato come farà a trovarlo con tanti stronzi che ci sono in giro?Perché lei non vuole mica i compromessi, lei vuole o bianco o nero, vuole sapere come sarà la sua vita non può stare nell'incertezza perché l'incertezza del domani le fa paura e non se la sente proprio di uscire e magari di vedersi capitare quello che temeva perché lo sa che schifezza è la vita che ha semprequalcosa di brutto in serbo e le disgrazie capitano sempre agli stessi e lei è sfortunata dalla nascita e capitano tutte a lei che adesso quasi quasi va a farsi fare le carte così almeno sa come regolarsi perché le carte che si è fatta fare ieri non la convincono troppo, non pensare che sia una mutazione genetica, una sottospecie particolare della razza umana che la selezione naturale ha creato a tutto beneficio della specie cartomanti, chiromanti, negromanti e affini, anche se in pratica è proprio così; la genetica non c'entra per niente: è una che si fa le seghe mentali."
Questo post è brutto, si consiglia di andare direttamente all'immagine che fa ridere
No, non è vero: faccio di testa mia, non ascolto nessuno e quando chiedo consiglio poi faccio comunque quello che voglio e/o faccio le domande in modo tendenzioso per ottenere la risposta che ho già in mente.
Però per alcune cose sono altamente influenzabile.
E sono un paio di mesi che leggo di gente in dieta che si ammazza in palestra e mangia passato di verdure e mozzarella e pomodoro.
Cioè dovete smetterla, seriamente. Mi fate sentire in colpa.
Però non c'ho voglia, non ho la capacità di sforzarmi. Io sono di quelle che deve dimagrire praticamente da sempre ma non fa niente per farlo se non lamentarsi. Non sono mai riuscita a fare una dieta perché non resisto, perché mi piace il pane io amo il pane, perché non posso mettermi a cucinare roba a parte solo per me che qui ne va dell'equilibrio familiare, perché mi piace cucinare e fare esperimenti che poi voglio assaggiare, perché io sono come quell'odiosa di Izzie Stevens che quando è giù fa i dolci e questo non è un bel periodo e io faccio dolci.
E allora niente, intanto provo con una convinzione pari a zero.
Sto cercando di mangiare un po' meglio il che vuol dire che mi trattengo a pranzo e cena, cerco di non toccare il pane (sigh), faccio spuntini in teoria sani, faccio dolci che so che non mi piacciono così mi tengo la sensazione di benessere del farli ma non li tocco. Ieri sono andata a fare la spesa e non ho comprato nemmeno una schifezza: non un cioccolatino, non un pacchettino di Pringles, niente. All'uscita non c'era nessuno a farmi l'applauso e sono rimasta molto delusa. Ho comprato le fette biscottate integrali per la mattina, e la farina integrale per fare i dolci così, come esperimento. Ho preso pure roba Vitasnella e cereali integrali Special K che pochi grassi bla bla ma secondo me è una fregatura perché sono troppo buoni. Vabbè, uno yogurt resta sempre uno yogurt.
Si nota l'entusiasmo?
Ho ricominciato ad andare in palestra, ho una scheda per impediti che prevede la metà/un terzo di quello facevo qualche mese fa, ma almeno ci vado.
Vabbè, fa niente. Ho rivisto anche il mio amore Simone in tutta la sua tamarraggine e con una serie di nuove canotte grige e nere però l'altro giorno l'ho sentito parlare da vicino e mi è un po' scaduto ma per fortuna c'ha sempre quel culo che parla. Madonna che discorsi.
Ah, Simone.
Una riflessione "profonda"
Questa cosa però mi ha dato da pensare, perché sì occhei a tutti da fastidio la vecchia che ti strizza la guancia, ma io credo di essere proprio allergica al tocco umano.
Lasciamo stare fuori nel mondo esterno che c'è la gente sconosciuta e io di evitare il contatto sono contentissima, ma in famiglia no, sono arrivata alla conclusione che la mia famiglia non è normale e secondo me è perché sono nata dall'unica sorella frigida tra tre: vedo i miei cugini più o meno della mia età abbracciare ancora i genitori e darsi baci e dirsi "ti voglio bene", fratelli di 18 anni abbracciarsi tra loro, genitori lo stesso.
Io no: se mio fratello mi tocca mi sento a disagio, e sarà successo una volta negli ultimi cinque anni, se mia madre mi tocca i capelli o soprattutto il viso mi da fastidio.
Una persona è influenzata dall'ambiente in cui cresce no? Ecco, io non mi ricordo l'ultima volta che ho toccato mio fratello, probabilmente avevo cinque anni e stavamo facendo la lotta. Lui è uguale, scena tipica è mia madre che cerca di pettinargli i capelli e lui scappa. Non credo di aver mai visto i miei genitori in un atteggiamento diciamo affettuoso tranne un bacio a stampo di un secondo, una cosa mmmuà e via, ma ero talmente piccola che ho avuto anni dopo la rivelazione di cosa fosse quella cosa. Non so se si siano mai abbracciati, per non parlare del sesso: la mia politica è che i genitori non facciano sesso. Io esisto e anche mio fratello, quindi so che per forza almeno un paio di volte nella loro vita devono averlo fatto, ma non ci credo. Mia madre e mio padre, mmmh no, lasciamo stare.
Come posso io fare effusioni in pubblico o farmi toccare dalla gente ed essere affettuosa se sono cresciuta in un ambiente frigido?
No niente, alla fine è sempre colpa di mia madre.
Auguri
Certe cose ti spingono a fare progetti, nuove intenzioni, tanti buoni propositi, perché ti cambiano per sempre.
Invece in tre mesi non è cambiato niente.
Beh, quasi.
Buon mesiversario.
Perché io non posso insegnare educazione sessuale
È che ho questo cuginetto che ha compiuto 10 anni l'altro giorno e... no 'spetta un attimo. 10? DIECI? Ma se è nato l'altro giorno che ero una ragazzetta e gli davo da mangiare.
Ah giusto, adesso sono vecchia, occhei, dunque: cuginetto sta cambiando, si sveglia la mattina e ti bacia e ti abbraccia e ti senti sta roba dura spingere sulla gamba e tu stai lì pensando nonriderenonriderenonridere. E poi è curioso, magari sente quelli di due anni più grandi a scuola parlare e non capisce e chiede. Ormai ci siamo, tra un paio d'anni gli cambierà la voce e si troverà in quell'orrendo periodo di brufoli ovunque e peletti sopra il labbro, bleah.
Ma quindi. Come si spiegano certe cose ai bambini? Il famoso discorsetto, dai, quello là: i cavoli, le api e i fiori, fare all'ammore.
A me non l'hanno fatto il discorsetto. Mi ricordo che avrò avuto boh 12 anni, ero mezza sconvolta perché mi era venuto il ciclo e mia madre in corridoio, tra la sua camera e la mia mi ha detto:
Stai attenta che adesso puoi restare incinta.MA COSA?
- Eeeh ma va ma cos'hanno quelle lì da urlare così tanto.Mi ha guardato strano, poi ha guardato gli altri, poi è scoppiato a ridere mentre io cercavo le parole per spiegare il tutto in modo più innocente possibile pensando Cosa direbbe Eric Camden al tuo posto?
- Stanno facendo uscire un bambino, fa male.
Finché la sorella, 16 anni, è andata a prendere "Il libro dei Perché", dove tra domande come Perché i cavalli dormono in piedi, Perché di notte c'è buio, Perché cadono le foglie, c'è anche una sezione sul corpo umano e su come nascono i bambini, con tanto di disegni.
Solo che il disegno che spiega come nascono i bambini è una cosa oscena: la faccia di un bambino sorridente in mezzo alle gambe di una tizia, pelle rosa confetto, nessun pelo/capello, nessun'ombra. Sarà anche fatto apposta per non sconvolgere, ma il risultato è il contrario e lui mi ha guardato con la faccia interrogativa e io Eh Luca boh, non lo so, io non scrivo mica libri, CHIEDI ALLA MAMMA.
Sospiro di sollievo, pericolo scampato, discorso chiuso che non verrà tirato fuori mai più.
Finché:
- Mic, tu lo sai cos'è una pippa?Che belli i bambini.
- *sbianca improvvisamente* Ehm sì lo so, tu lo sai?
- È uno che è scarso a tutti i giochi.
Quando arriva settembre?
Da mezzogiorno alle tre per strada non c'è nessuno, il pomeriggio si sentono ovunque le urla dei bambini che si tuffano nelle piscine gonfiabili, nei negozi saldi ovunque e qualcuno ha già messo fuori i primi cappottini, i blog sono pieni di liste per preparare la valigia, richieste di consigli su cosa fare/vedere/mangiare, su twitter chiunque si lamenta degli aeroporti.
Io amo agosto.
Non lo amo perché si va in ferie dal lavoro, non ho ancora avuto l'esperienza di lavorare per un anno intero e dover aspettare le ferie, la mia vita funziona ancora sei mesi alla volta, come se fossi all'università e ragionassi in semestri.
L'anno scorso lavoravo e ho avuto le mie due settimane di ferie ma non sono partita, e l'ho amato comunque il mio agosto.
Partire alle 10 per andare in spiaggia. Morire due ore sotto il sole, fare 15 bagni e 15 docce, mangiare un gelato a pranzo, fare passeggiate e giocare a beach volley. Cenare al chiosco con uno spritz e le pizzette e rimanere fino a quando fa buio. Addormentarsi in macchina al ritorno, che tanto guidano gli altri.
I fine settimana a casa della Marta, accendere la griglia all'una di notte per aspettare quelli che arrivano da Milano, mangiare salsicce alle tre e fare il bagno in piscina alle quattro congelandosi anche la punta dei capelli. Dormire in tre in orizzontale su un divano letto. Andare a comprare le briosche per tutti al mattino e i tranci di pizza per pranzo, fare le parole crociate senza schema in tre e non riuscire comunque a finirle perché il sole ti annebbia i pensieri, mangiare ananas a pezzi e raccontare la propria vita a un napoletano che vive a Milano e hai conosciuto la sera prima, guardare dal lettino i pazzi che fanno bungee jumping, controllare la sera dopo la doccia i segni del costume sulla pelle.
Amo agosto.
Odio questo agosto.
Odio tutti, perché tutti stanno vivendo il mio agosto.


