Dream home, molto dream

Mentre i miei infilano in ogni discorso frasi come ma se fra un anno torna a casa / ma sì, è una prova / magari non dura e perfino la padrona di casa continua a dire provi, se poi non ti trovi fra un anno torni a casa, e io inizio a pensare che lei non mi ci voglia lì, che sia per quello che trova sempre un motivo per tornare e che il figlio non è ancora venuto a riprendersi la bici dal garage.

Mentre loro fanno i loro pensierini, io continuo a sognare di cambiare la "mia" casetta. Certo, ormai mi sono abituata alla sedia impagliata vecchia e brutta messa vicino alla porta per appoggiare la borsa e il giubbino, al copri-divano per non rovinare la pelle che attenta, è bianca, e signora mia, cosa compri un divano bianco per una casa che vuoi dare in affitto, alla televisione poggiata sul comodino perché tanto vicino al letto ne basta uno solo.
Ho iniziato a drogarmi, e la mia droga sono i siti d'arredamento, il mio migliore amico è Dalani.it, che il giorno che ho finito i GB e l'app non mi caricava la foto volevo entrare in tangenziale in contromano. Ehi Dalani dai, non vuoi fare una collaborazione con una blogger? No eh, vabbè. Pinterest neanche a dirlo, maledetto lui e le sue case tutte bianche e nere, le poltrone marroni in pelle invecchiata, le sedie in legno tutte colorate, i davanzali pieni di piante grasse.

*****

Quello che vorrei, prima di tutto, è una libreria. Cioè in realtà 14 librerie. In effetti non vedo perché debbano esistere i tavolini, i comò, gli armadi, quando possiamo avere librerie, scaffali, cubetti componibili dove mettere la roba.

Vicino alla porta, invece di quelle brutte due sedie messe solo per riempire il vuoto ci starebbe Lei, la libreria immensa che arriva fino al soffitto e lunga lunga lunghissima. Ok, ho meno di due metri di spazio ma l'idea comunque è di riempire tutto. La vorrei con i buchini asimmetrici, per metterci non solo i libri ma anche Gianna la pianta grassa morente e la nuova pianta grassa a cui ancora non ho dato un nome. Mi piace bianca ma se fosse bianca vorrei metterci sullo sfondo della carta da parati con delle stampe tenui, tipo righe o un broccato bianco o beige, oppure anche stampe tutte colorate per fare un effetto un po' a cazzo, oppure mi piacerebbe in un colore pastello, azzurrina, verdina, pesca, giallina, e no rosa no. Rosa no.


Oppure si potrebbe fare una cosa più soft e mettere uno scaffale più piccino, o più di uno di quelli a forma di scaletta uno accanto all'altro, magari tutti di colori diversi.
Oh bellina la pianta che pende dal soffitto, chissà se riesco a farlo sul travo che regge il soppalco senza uccidermi.


Soluzione softissima sarebbe un mobilino più basso, questi sono carini, con quei piedini che fanno un po' mobile vecchio della nonna e un po' svedese. Certo la mia idea era occupare proprio tutta la parete libera e uno di questi non basterebbe, però ci possiamo mettere dietro sulla parete un bel poster gigante, magari di un film, e qualche quadro appoggiato che ora boh, i chiodi pare siano in via d'estinzione e protetti dal WWF perché non se ne vedono più di quadri attaccati alle pareti ma si avvistano solo esemplari appoggiati alle mensole. Accanto uno sgabello o una sedia in ferro come quella qua sopra, ovviamente di quel colore che sappiamo essere il colore più bello del mondo.


Un mobilino così ci starebbe anche in camera, davanti al letto e vicino allo specchio. Ovviamente dovremo sostituire lo specchio orrendo della proprietaria con uno grande e alto da appoggiare alla parete un po' in obliquo. Magari la pitturiamo di un colore pastello, tipo azzurrino o pesca, che richiama la parete dove è appoggiato il letto. Oppure ci sta una libreria più piccolina e classica, di sopra i mobili son tutti bianchi quindi mi sa che sul bianco ci tocca cascare.
Già che ci siamo mi piace anche la poltrona, questa però la mettiamo giù ad angolo col divano.


Ma che non li vogliamo mettere due cubini nel resto della casa? Tipo questo è tanto bellino che sul lato mi ci verrebbe da disegnargli in nero gli occhi e la bocca [IDEONA]. Però di nuovo, non bianco, perché fate tutti i mobili bianchi che ansia. Dentro ci mettiamo i Vanity fair e i libri del momento e però compriamo un sotto tazza eh, che la cosa di non rovinare i mobili non vale mica solo per quelli della proprietaria.


Per ultimo, due cubini per metterci sopra la tv, li possiamo fare neri o è troppo dark? No dai, questi li facciamo grigi, ci mettiamo sopra accanto paio di candele finte, perché le candele son carine ma i profumi mi danno fastidio, Oppure una bella palla con il pesce rosso, che in questa casa il pesce rosso mi manca e magari poi quando mi devo sfogare ci posso fare i discorsi. Nel frattempo io vedo di lavorare anche sul tappeto peloso e su un po' di cuscini obesi. E su un pouf, ovvio che serve un pouf.


Vabbè io il carrello l'ho riempito, aspetto il corriere eh.

Last night Jennifer Aniston filmography saved my life

È un periodo incasinato, triste, depresso, incasinato. E quando io sono incasinata, triste, depressa e incasinata una delle poche cose in grado di tirarmi su sono le commedie romantiche.
Le commedie romantiche sono belle, sono positive, sono confortanti e ultimamente ho praticamente riguardato il mio intero archivio, in alcuni casi più volte.
Mi sembra giusto quindi condividere il mio sapere con il mondo, perché tutti hanno bisogno di sapere quali sono le commedie romantiche giuste per superare i momenti di crisi, che là fuori ci sono un sacco di film demenziali che fanno solo finta di essere ok, e non bisogna cascarci.

Allora riassumiamo: abbiamo la listona di "Non ci sono più le commedie romantiche di una volta", e i vari Crazy, stupid, love, Love actually e ovviamente 500 days of Summer. È ora di continuare la lista, perché le regine Kate Hudson, Cameron Diaz e Jennifer Aniston ci hanno lasciato un'eredità importante, che non deve perdersi nei meandri delle filmografie di wikipedia (no Katherine Heigl, te l'ho già detto tu no).

Da aggiungere alla lista:
The break-up / Ti odio, ti lascio, ti...
Friends with benefits / Amici di letto
Something borrowed / L'amore non ha regole
The other woman / Tutte contro lui
My best friend's girl / La ragazza del mio migliore amico


Scusa Lancome io non volevo

La prima volta che mi sono truccata ero alle medie, in seconda o in terza, e ho messo questo ombretto lucido lilla che era dentro una scatola a forma di ape, Pupa, ovviamente.
Mi sono truccata così per tanti anni, l'ombretto lucido è diventato opaco, si sono aggiunti il mascara, il fondotinta, millemila correttori. Ma sempre l'ombretto lilla, stavolta Lancome.
Anche gli altri trucchi erano da signora per bene. Mia mamma mi aveva comprato la crema colorata sempre Lancome, e poi sono passata a quella Dior. Il correttore era il Touche eclat, o almeno la commessa, al momento, me l'aveva venduto come correttore.
Alle superiori, ho iniziato ad aggiungere la matita nera sotto. L'ho chiesta a mia mamma e lei me l'ha comprata, la matita waterproof di Dior. La mettevo dentro l'occhio, questa cosa orrenda che non so perché lo facciamo tutte, non fatelo, che fa solo gli occhi più piccoli. E io l'ho scoperto solo all'università, quando un bel giorno mi sono inventata di metterla sopra la matita, e me lo ricordo ancora quando sono entrata al bar dell'uni e le mie socie mi hanno detto "cos'hai fatto di diverso, stai bene".
I rituali della mattina, con mia mamma con il suo siero e la sua crema e il suo fondotinta, io con la mia crema colorata, la mensolina sopra al lavandino piena di scatoline col tappo argentato lucidissimo, tutte scure, belle, eleganti.

Ho pensato a quella mensola e a quelle mattine oggi pomeriggio, davanti allo stand di Essence, mentre prendevo in mano questi mille mascara dai nomi improbabili e dai tubetti cilindrici orrendi tutti fucsia, arancioni, verdi quasi fosforescenti, mentre lo stand Lancome un paio di metri più in là mi chiamava con i suoi mascara dalle forme arrotondate, tutti neri, tutti sobri e bellissimi. Prendevo in mano Get big e pensavo "Vai là e prendi io tuo amato Lancome Star, con i brillantini tanto carini sul fondo, oppure prova quello nuovo, è così bello che sembra un profumo e ha lo scovolino tutto storto e guarda che ciglione ha lei nella pubblicità".

Ho resistito, alla fine. Ho preso quel terribile Get big, col suo tubetto fucsia e il nome scritto in un carattere che io non sceglierei nemmeno per un biglietto di compleanno.

Mi sento come se avessi tradito i miei principi più intimi e profondi, sono sicura che domani per punizione mi cascheranno gli occhi.
Scusa Lancome.
Scusa mensola del bagno.
Scusa mamma.

Pan brioche alla quasi-Nutella


Questo è il dolce più bello che io abbia mai fatto. Non è il più buono, almeno non per me, anche se due persone tra quelle che l'hanno mangiato mi hanno chiesto la ricetta.
È molto facile da fare, ma un po' lungo perché richiede due lievitazioni.

500 gr farina 00 - 2 uova - 70 gr zucchero - 180 ml latte - 60 gr burro - 25 gr lievito di birra fresco - Nutella 

Scaldare leggermente il latte, dev'essere solo tiepido, e sciogliervi il lievito di birra. Mescolare tutti gli altri ingredienti e aggiungere il latte con lievito, lavorare un po' fino a che si forma una palla omogenea e lasciar riposare per un'ora e mezza fino a che l'impasto raddoppia di volume.
A questo punto prendere l'impasto, dividerlo a metà e creare due cerchi della stessa dimensione (non serve essere molto precisi nelle forme). Su uno dei due cerchi di impasto spalmare la Nutella e poi coprirlo con l'altro. Poi tagliare il cerchio a triangoli e arrotolare ogni triangolo partendo dal lato più largo per finire con la punta (come per fare le brioscine di pasta sfoglia). Mettere le varie brioche in una teglia coperta da carta forno, alcune stese, alcune in piedi, insomma ACCAZZO, lasciando un po' di spazio tra una e l'altra. Lasciar riposare un'altra ora e poi cuocere in forno per 20/25 minuti (dipende dal forno, io ho l'impressione che il mio sia supertroppo potente).

Ovviamente io ho fatto il tutto con latte di soia, margarina e Nutella Valsoia.
Lo riproverò sicuramente con la marmellata, e magari arrivando a 100gr di zucchero, perché se mangiando un dolce non muoio di diabete non son contenta.

Cose che mi facevano schifo e invece adesso no #2

Secondo capitolo del post "Cose che mi facevano schifo e invece adesso no" che in questo caso diventa più un "Cose che voglio" perché qui andiamo più sul ragionevole e se qualcuno non sapesse che cosa regalarmi, ecco, non è mai male fare una lista.

Guardare zainetti e borse a secchiello, per una come me ancora traumatizzata dal monogram Louis Vuitton è molto pericoloso, perché sono gli unici che ricordo di aver mai visto in passato. Oggi invece è materiale da hipster, le amate/odiate hipster con le loro gonnelline bianche a pieghe, i sandali jelly con i calzini e i crop top e gli occhiali rotondi. Quegli occhiali rotondi che sei andata avanti due anni a pensare ma chi sei, John Lennon dei poverie poi a un certo punto è scattato qualcosa e eccallà.

Un po' fuori tema, perché non sono cose che mi facevano schifo ma solo cose che non avevo mai visto e che poi ho iniziato a vedere ovunque: 1. le cocotte Le creuset, che dopo averle viste guardi la tua crema di carote e ti sembra molto più triste, e la immagini dentro una cocotte colorata con due crostini e ti sembra ti consumare una cena gourmet che Ratatouille chi sei e 2. gli orologi Daniel Wellington detti anche gli orologi più pinnati di tutto il Pinterest che sono probabilmente più larghi del mio polso ma desidero ardentemente e costano poco.

Natale quando arrivi?


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