Mi andava di scrivere una cosa

È domenica, ci sono 80 gradi fuori, 82 nel soppalco di casa mia. Quando cerchi casa nessuno te lo dice che d’estate rimpiangerai cose semplici come una bella finestra di dimensioni normali in camera, nessuno ti dice che 55 mq su 2 piani sono una stronzata. O forse te lo dicono ma tu sei giovane e stupido e vuoi che la tua prima casa sia come quelle dei film, con il letto in mezzo alla cucina che dopo due giorni le lenzuola sanno di carbonara, con il soppalco che se lasci qualcosa nell’altra stanza non la recupererai mai perché nell’altra stanza vuol dire fare le scale, con il muro di mattoni ruvidi che fa molto industrial ma così polverosi che se vuoi respirare devi vivere con il mini aspirapolvere in mano. 
Ho appena finito di guardare una commediola romantica su Netflix, niente di bello, è evidente che da quando Kate Hudson ha passato i 40 e si è data a partorire figli e fare yoga su instagram il mondo delle commedie romantiche non ha più senso di esistere. Nel film due ragazzi con le loro carriere appena avviate e super promettenti, ma per il momento fatte di umiliazioni, straordinari, stipendio basso, molto alcool per superare il tutto. Lui super ambizioso, sempre vestito elegante, un po’ stronzetto ma simpatico, lei carina ma imbranata, simpatica, per una festa elegante si mette il vestito di & Other Stories che tutte abbiamo provato a comprare l’anno scorso con le scarpe da ginnastica: /immedesimazione maximum level reached.

Un dettaglio simpatico? Simpatico in quel modo che inizi a ridere istericamente e la risata poi si trasforma in un pianto a dirotto e ti viene voglia di riempire la vasca e fare il bagno con il tostapane come Bill Murray, solo che non hai la vasca. 

Lei a 25 anni dice:
“Tutto quello che mi interessa è non essere ancora un’assistente quando avrò 28 anni, quello sarebbe davvero triste”
In Italia a 28 anni sei fortunato se hai un contratto di apprendistato e non uno stage. Di più, a 25 anni per un lavoro come quello non ti assumerebbero mai: assistente personale di un’importante giornalista sportiva senza un’esperienza nello stesso ruolo di almeno 5 anni? Giammai. Senza contare che la massima ambizione possibile sarebbe quella di avere un telefono aziendale con cui tenere più ordinati gli appuntamenti del boss, non certo farle leggere sottobanco un articolo scritto da te.

L’happy ending mi ha messo quella speranza nel futuro che mi hanno sempre regalato le commedie romantiche: la consapevolezza che succede a tutti, succede quella cosa che non si sa cos’è ma tutto si sistema, quella voglia di fare che per qualche minuto non vedevo l’ora fosse lunedì per arrivare in ufficio con il thermos di te freddo e rispondere al telefono, mandare mail, parlare alla macchinetta con il collega dell’altro ufficio, risolvere problemi, essere quella ragazza che esce dal lavoro e infila le cuffiette, si cambia le scarpe in macchina e va a fare la spesa, paga le bollette, vede un amico per uno spritz e poi va a casa e mangia sul divano guardando la tv fino a tardi, rendendosi conto che tanto male non è.

È durata circa 10 minuti, poi mi sono ricordata com’è davvero, e cioè che arrivi in ufficio e iniziano a dirti cose ancora prima che tu abbia acceso il computer, il caffè della macchinetta fa schifo, il collega ti risponde male perché deve sfogarsi, il capo ti dà la colpa di una cosa che doveva ricordarsi lui, mangi davanti al PC rispondendo alle mail e chiedendoti “chissà com’è avere un lavoro che ti piace”, il pomeriggio sei così concentrata che ti viene mal di testa e non ti accorgi nemmeno che è arrivata l’ora di staccare, esci e mandi una nota vocale esausta alla mamma che risponde “ma guarda che tutti i lavori sono così”, hai dimenticato le bollette a casa e al supermercato ci sono tutti gli over 70 della città, il tuo amico ti tira pacco, Netflix non carica l’episodio che vuoi e finisci per fissare il soffitto pensando “perché gli altri sì, e io no?”
E non hai neanche la vasca da bagno.

PS: il film è Come far perdere la testa al capo

Ma quanto è bello finire le cose

Ma voi ce la fate ad avere più di un prodotto della stessa categoria aperto nello stesso momento? Parliamo sempre di beauty, che dato che sono grassa al momento mi sto concentrando lì, ce la fate ad avere due creme idratanti aperte? Comprate i mascara per provarli e poi li tenete lì e li usate a giorni alterni a seconda di come avete voglia? Riuscite a dormire la notte sapendo di avere nel cassetto più di un fondotinta da usare nello stesso periodo? 

Io NO.
Mi viene l'agitazione solo a pensarci.

Io ho 1 crema, 1 fondotinta, 1 blush, 1 terra, 1 correttore, uno uno e solo uno di tutto. Compro una cosa nuova solo quando quella in uso sta per finire. Penso derivi un po' dall'educazione, perché questo è quello che faceva mia mamma, un po' dall'odio per lo spreco e anche un po' dalla tirchieria (molti cosmetici non sono più belli/efficaci passato un po' di tempo, e se ne hai più di uno li usi meno). 
Siccome il mondo è cattivo a volte per cause di forza maggiore mi è capitato di avere due creme aperte nello stesso momento: cioè, per esempio, quando mi è arrivato l'ordine di The ordinary non potevo mica lasciare lì tutto e aspettare due mesi per finire quello che stavo usando, no? Il mondo me lo chiedeva, l'UNIVERSO me lo chiedeva. Ho continuato quindi ad usare entrambe le creme, con sommo fastidio.

La cosa che mi da più fastidio, è che nel momento in cui decido di comprare la cosa nuova, quella vecchia, stronza malefica e sadica, decide di prolungare la sua vita all'infinito: avete mai notato che quando comprate il fondotinta nuovo perché quello vecchio, anche spremendo con la pinza non esce più, ecco, in quel momento lui si rigenera e sembra non finire mai?

Che poi, quanto è bello finire le cose? Ti da proprio l'idea di liberare spazio, ma senza quel senso di colpa e di sconfitta del decluttering, anche se poi andrai subito a riempirlo con una nuova boccettina.
Soprattutto quelle cose che non usi mai o che sono infinite: l'acqua micellare, lo scrub, LA CREMA CORPO.
Quanto è rilassante tagliare la boccetta a metà, poi in quattro parti, poi in sei otto dieci ottantacinque per spremere tutto lo spremibile, e poi buttare i singoli pezzi: bello rilassante liberatorio, mi fa sentire una persona migliore.

Ieri ho finito la crema viso: oggi sono una persona migliore. 

The Ordinary - 4 mesi dopo

Mi sembra giusto, dopo il "piccolo" precedente post su The Ordinary, scrivere non dico una recensione perché non sono capace, ma un aggiornamento, adesso che è passato un po' di tempo e ho usato questi prodotti per circa 4/5 mesi.

Due premesse:
1. Io ho la pelle secca e leggermente sensibile (per esempio le maschere all'argilla anche nella versione delicata mi bruciano e creano brufoletti). Non ho problemi gravissimi ma qualche brufoletto vicino al ciclo, colorito spento, qualche macchietta/rossore sulle guance: quindi più che altro ho sempre avuto bisogno di idratare, uniformare, illuminare.
2. Li ho usati in maniera non continua, alternandoli ad un'altra crema idratante che avevo già aperto e che non volevo proprio lasciare lì (cosa che mi provoca un po' di agitazione - ma questo è un altro post).

I prodotti che ho comprato e usato sono:
  • Natural Moisturizing Factors + HA - traduzione: crema idratante
  • Hyaluronic Acid 2% + B5 - siero idratante
  • Azelaic Acid Suspension 10% - crema schiarente, uniformante, anti-imperfezioni
  • Niacinamide 10% + Zinc 1% - siero anti-imperfezioni strong
Il tutto ad un prezzo di circa 25€, che è giusto il prezzo che devi raggiungere per avere la spedizione gratuita.

Ho usato i primi due la mattina (prima il siero, poi la crema), e gli altri due una sera sì una no (non trovo più dove, ma da qualche parte avevo letto sconsigliare l'uso del Niacinamide tutti i giorni, e non avendo problemi gravissimi ho provato così). L'altra sera la usavo per smaltire l'altra crema idratante, in particolare Caudalie per pelle secca.

La pelle appare più compatta e liscia subito dopo l'applicazione, ma anche i risultati "seri" si vedono presto: dopo 2-3 settimane pelle liscia sulla fronte, meno pori, arrossamenti, macchiette sulle guance, perfino il brufolo assassino periodico da ciclo non si è fatto più vedere. Ma l'indicatore più importante è che ho passato tutta l'estate senza fondotinta, e non lo metterei anche adesso se non fosse che sono pallida come un malato che non vede la luce da mesi.

Il mio amore va sinceramente tutto ai due prodotti anti-imperfezioni: ora li uso con ancora meno costanza, ma appena inizio a vedere qualcosa di "strano" li riprendo e il risultato lo noto subito.
L'acido ialuronico è un prodotto che non avevo mai usato prima e quindi non saprei fare confronti, non ho notato miracoli, non contiene schifezze inutili e costa poco rispetto ad altri quindi mi sembra buono.
La crema idratante non mi ha fatto impazzire, la trovo forse più adatta alle pelli miste/grasse perché mi sembra leggermente opacizzante, e per me è troppo poco idratante: dopo 3-4 giorni di uso di solo questa crema iniziavo a vedere le pellicine sul naso, ecco, quindi non la ricomprerò.

Ora, e chiedo scusa a chi odia sentir parlare di siliconi-parabeni-schifezze, ma potrebbe aver influito sul generale miglioramento della mia pelle, forse anche il fatto di aver iniziato ad usare un fondotinta minerale (BareSkin di BareMinerals), mentre prima mi cementavo la faccia con Double wear di Estee Lauder. Il dubbio è: avere una pelle più bella mi ha permesso di usare un fondotinta più leggero, oppure il fondotinta leggero ha contribuito a rendere la mia pelle più bella? È nato prima l'uovo o la gallina? Nessuno lo saprà mai.

Per il mio prossimo acquisto vorrei provare uno degli oli idratanti da aggiungere alla routine serale e, siccome sono stupida e voglio credere nei miracoli, il contorno occhi alla caffeina, per vedere di schiarire un pochino queste occhiaie da morto. 

Fear of missing out sempre e comunque

Capita spesso, quasi ogni giorno, in questo internet su cui passiamo la metà delle nostre giornate, che si finisca tutti a parlare di un particolare argomento: che sia la morte di un personaggio famoso, l'uscita di un film o di un disco o della puntata di una serie tv, un caso di cronaca, una cazzata detta dal Salvini di turno o fatta da un'azienda (vedi il caso Carpisa).

Mi piace tanto, quando tutti parlano della stessa cosa, mi piace ancora di più se ci sono dentro (e purtroppo non ci sono dentro quasi mai perché lavoro - e a lavoro io non posso usare il telefono).

È una delle cose più belle dell'internet, quel senso di community, di essere tutti una grande famiglia nata sulle ali dell'entusiasmo e dell'amore per un particolare personaggio, un film, una serie tv o nell'odio per il personaggio, il film, la serie tv. Quella sensazione di quando non vuoi far altro che parlare di Quella Particolare Cosa, e ti trovi attorniato di gente che non fa altro che parlare di Quella Particolare Cosa, e magari non li hai mai visti, non vi siete mai nemmeno parlati ma sei lì che leggi e pensi "sì cazzo, sì, amico ti voglio tanto bene".

Quando non riesco ad entrarci di solito sono abbastanza invidiosa: di più quando si tratta di cose che trovo belle e di un certo valore, un po' meno quando la grande *virgolette con le dita* famiglia è riunita per guardare un reality a caso, ma pensandoci bene forse il mio discorso vale quasi di più in questi casi, magari molte persone se fossero sedute davanti alla TV da sole a guardare L'isola dei famosi senza telefono in mano non resisterebbero a buttare una ciabatta addosso alla tv, magari è proprio il senso di condivisione a renderli più belli (spero).
In generale comunque mi sento esclusa, mi sento sbagliata al punto che provo anche a rimediare: ho provato a guardare Star Wars, ma nonostante io trovi molto figo tutto il merchandising soprattutto del tipo nero cattivo, mi sono annoiata. E dato che sono una persona onesta non mi sento in diritto di comprare le tazze con i robottoni bianchi, né i portachiavi con il cosino rotondo bianco e arancione. O per esempio, quando è morto David Bowie? Mai vista, secondo me, una cosa del genere, e quanto avrei voluto esserci dentro. So che è strano da dire, ma avrei voluto essere così triste anch'io. Certo, mi è venuta la lacrimuccia vedendo i servizi commemorativi del telegiornale o i fan riuniti sotto casa sua a cantare le sue canzoni, ma è perché sono una mammoletta e piango sempre, non perché sono una vera fan, io conosco solo un paio delle canzoni più famose.

Non è fastidioso vedere tutti che parlano della stessa cosa? Ma sì, ma che ce ne frega, lasciamoli fare, che alla fine sono più fastidiosi quelli che proprio ci tengono a farci sapere che che odiano quel film, proprio il giorno in cui viene lanciato il sequel, a loro non è mai piaciuto quel cantante che è morto proprio quel giorno, non hanno mai visto una puntata di quel telefilm di cui è appena uscita l'ultima puntata.
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