E liberaci dai carboidrati, amen

È successa questa cosa strana ultimamente, ho notato che se mangio meglio, perdo peso.

Eh brava 10 e lode, hai scoperto l'America.

Ma invece non è ovvio perché non è sempre stato così. Ho passato anni a fare diete a singhiozzo una settimana sì - non cambia niente, cosa sto facendo la dieta a fare - una settimana no. Tre giorni sì due giorni no. Nei periodi di massimo scoraggiamento ho fatto anche un giorno sì uno no o la mattina sì e il pomeriggio no.

Invece adesso, sarà forse l'eliminazione del lattosio e quindi di metà della roba che ho sempre mangiato in abbondanza, sarà un fattore di testa, sarà che BOH, comunque se mangio bene la bilancia lo segna.
Quasi mi viene quasi da chiamarla amica la mia bilancia: mi peso ventordici volte al giorno e ho comprato una bilancia seria di quelle con i numerini (a righe verde petrolio, è bellissima) per essere più precisa. Ogni tanto mi peso, faccio pipì e mi peso di nuovo. Non è una cavolata eh, una volta ho fatto mezzo kg di pipì.

La settimana scorsa ho fatto un esperimento e ho eliminato i carboidrati: da lunedì niente pasta-pane-patate e il venerdì alle 7 la bilancia segnava -1,6 kg. È stato meno difficile del previsto in realtà, dovendo tornare a lavoro è più semplice non mangiare schifezze a pranzo, e il culo ha voluto che la cena che ho trovato a casa la sera mi fosse amica.

Ma sono stronzi i carboidrati, quei maledetti. Il primo giorno senti il profumino del pane alle noci e della focaccia e passi, il secondo giorno lo noti un po' meno e così via, ti senti un po' liberata e dopo pochi giorni pensi di essere guarita. Poi però fai l'errore, dopo una settimana decidi che puoi concederti un pezzetto di pane che non muore nessuno e non appena metti in bocca quei due cm quadrati di bontà ti trasformi in un Renton in crisi d'astinenza che vomita nel suo letto e immagini piccole pagnotte croccanti che camminano a testa in giù sul soffitto mentre sussurri con voce da Gollum Il mio tessssoro quando tua madre ti prende mezzo pezzo del tuo pane.

Andiamo a mangiare al ristorante, ma al sacco

La settimana scorsa per una volta mi sono dovuta portare il pranzo a lavoro, e mi è piaciuto un casino.

Quando lavoro, vado a mangiare in un ristorante self service, il menù è quasi uguale tutti i giorni ma si può scegliere, io ho un po' meno scelta perché burro, latte e formaggio sono infilati ovunque. In più sono anche un po' una rompiballe, quindi va a finire che mangio più o meno sempre le stesse cose. Non pago [non mi è chiaro se il costo del pasto viene scalato direttamente dalla busta paga, in questo caso vabbè, pago comunque molto poco] e questo mi trattiene dal fare un giorno al wok, uno al Mcdonald's, uno al sushi e uno da Panino giusto. Forse anche perché per andare ogni giorno fuori a pranzo mi servirebbe un altro stipendio, ok.

Dicevo che mi sono portata via il pranzo, e ho usato una vecchia scatolina di plastica col coperchio ermetico, che usava mio papà per portarsi il pranzo a lavoro. È stato un pranzo un po' triste, perché la sera prima non ho potuto fare la spesa e comprarmi qualcosa di particolare e sono finita a lessare carote e piselli e due uova. Anche la scatolina era triste.

Poi, giusto qualche giorno dopo, in un negozio ho visto una Monbento, ed è stato amore a prima vista.

Se avessi avuto questo contenitore, il mio pranzo sarebbe stato molto più bello: avrei potuto dividere carote e piselli, cuocere le uova e farle diventare quadrate per inserirle nel contenitore, aggiungere un paio di biscotti e frutta già tagliata e sbucciata. Ci sono anche delle posate superpiatte che stanno tra i due ripiani e una bustina di sicurezza dove inserire il tutto, anche se le chiusure sono già ermetiche.

Sul web è tutta una comunità: cerchi "monbento" su google e ti escono mille pranzi di pollo, polpette, riso e verdure tutte tagliate e incastrate perfettamente tra loro, dolci preparati su misura direttamente nelle formine apposite, salse da mettere nei miniportasalse a forma di maialino o panda. Essendo di origine giapponese ti ritrovi anche un casino di sushi, le bacchette al posto delle posate e le fette di pane a faccina di Hello Kitty, ma è tutto così colorato, piccolo e portatile che credo di essere pronta a mettermi a prepararla ogni sera.


Sapere che domani mi aspetta il solito piatto di prosciutto crudo/cotto e insalatina e sapere che non avrò il pane a forma di orsetto è troppo troppo triste.
Boh, io me la compro lo stesso, vuoi che non facciano prima o poi un altro sciopero che mi costringe a portarmi il pranzo da casa?

La chiamavano signorina Rottermeyer

Quando sei molto miope, gli occhiali sono allo stesso tempo una cosa importante e un dettaglio trascurabile. Si direbbe che uno che ne ha bisogno dovrebbe essere fissato degli occhiali, e magari qualcuno c'è, ma io no: io odio gli occhiali. Non odio gli occhiali in generale, gli occhiali sono belli, ad alcune persone stanno bene [di solito ai belli: un ragazzo da 8 con gli occhiali diventa da 10] ma quando hai delle lenti che sembrano fondi di bottiglia e occhiali che fanno effetto rag. Filini arrivi a non sopportarli, a scegliere montature che si notino il meno possibile, a vivere di lenti a contatto.
Io ho avuto per 20 anni montature tutte uguali e banali: se escludiamo il modello rotondo in ferro da Harry Potter delle elementari ho avuto rettangolare trasparente, rettangolare blu, rettangolare fucsia [una botta di vita idiota], rettangolare nero.
Cosa mi è preso la settimana scorsa non lo so, forse mi sono stufata di vedermi sempre uguale [centrerà qualcosa questa voglia di capelli rossi e frangia?] fatto sta che mi sono ritrovata a provare occhiali strani, colorati, GRANDI. Non esistono più occhiali piccoli, se non vuoi il classico modello da nerd con le lenti giganti quadrate puoi ripiegare solo sugli occhiali senza montatura da Michele Zarrillo. E quello delle lenti grandi è un problema che solo un miope vero può capire.
Alla fine li ho scelti, ho cambiato idea e li ho riscelti, mi sono pentita e poi forse no. Mi guardo e mi sento un po' Zooey, un po' la giappo-cinese-coreana di Unemployed e un po' una scema. Cerco su google bang+glasses sognando di essere la metà figa delle tipe che trovo.


Alla fine mi ci devo solo abituare, non credo che abbandonerò le lenti a contatto usando gli occhiali per andare in posti che non siano il supermercato, ma di certo adesso mi serve la frangia.




E un sistema valido e a prova di impedite per farmi i capelli di Pandora.

Storia di un amore

Ma voi eravate a conoscenza dell'esistenza di quest'arnese magico chiamato sparabiscotti? Perché io no, e da quando l'ho vista per la prima volta ho incontrato solo gente che "ah sì, ma io ce l'ho da ANNI". Che poi son sempre quelli che quando hai male un ginocchio son tre giorni che hanno male la gamba da amputarsela.

Quindi, ci ho girato un po' attorno e alla fine l'ho presa, perché sono una persona debole di cuore e non potevo più farne a meno.
Voglio dire, io non posso mangiare il 99% dei biscotti che si trovano al supermercato e dovrebbe essere proibito per una persona vivere senza biscotti: è un bene essenziale, dovrebbe passarlo la mutua. Senza contare che se per una volta hai culo e dentro la scatola non trovi il color giallo canarino è anche utile per fare delle foto bellissime su Instagram.


Dunque. Il primo tentativo è andato malino perché io ho voluto fare la spavalda e usare una ricetta a caso, mentre devi usare ricette particolari perché se l'impasto è troppo duro non esce ma se è troppo mollo non si stacca dalla pistola e altre menate del genere. 
Oggi il nostro amore è stato portato a compimento, al secondo tentativo ce l'ho fatta, usando questa ricetta, e mi sono usciti dei fiorellini e dei cuoricini e dei quadrifogli bellissimi.


Io non lo so come facevo a vivere senza, e come fate voi.
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